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La Corte costituzionale boccia anche la supertassa sulle e-cig | Il Sole 24 Ore

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Stop alla maxi-tassa sulle sigarette elettroniche. Le tasse sulle sigarette trovano «giustificazione nel disfavore nei confronti di un bene riconosciuto come gravemente nocivo per la salute». Ma questo «presupposto non è ravvisabile – scrivono i giudici delle leggi – in relazione al commercio di prodotti contenenti altre sostanze», diverse dalla nicotina e idonee a sostituire il consumo del tabacco. In sostanza la leva fiscale a tutela della salute dei cittadini non può essere utilizzata se si “svapano” liquidi privi di nicotina.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 83 depositata ieri (relatore Giuliano Amato), ha così dichiarato l’illegittimità costituzionale del maxi-prelievo del 58,5% sulle sigarette elettroniche, i dispositivi e le parti di ricambio, introdotto nell’estate del 2013 dal Governo Letta. Lo scontro tra amministrazione finanziaria e associazioni di categoria si è acceso già all’indomani dell’introduzione del prelievo sulle e-cig e suoi dispositivi. La norma, ritoccando il testo unico delle accise del 1995, stabiliva che dal 1° gennaio 2014 «i prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché i dispostivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo», avrebbero dovuto pagare un’imposta di consumo nella misura del 58,5% del prezzo di vendita al pubblico. Il prelievo e lo stesso regime autorizzatorio, però, sono stati subito sospesi dai giudici amministrativi del Lazio e poi sottoposti all’esame della Corte costituzionale.

Quest’ultima ieri ha giudicato fondata la questione di legittimità costituzionale della norma introdotta nel testo unico delle accise (articolo 62quater Dlgs 504/1995). Per la Consulta, infatti, la disciplina oggetto della sentenza «trova primaria giustificazione nell’esigenza fiscale, di recupero di un’entrata erariale – l’accisa sui tabacchi, con particolare riguardo alle sigarette – la quale ha subìto una rilevante erosione, per effetto dell’affermazione sul mercato delle sigarette elettroniche». Ma «anche in materia tributaria scrive ancora la Corte -, il principio della discrezionalità e dell’insindacabilità delle opzioni legislative incontra il limite della manifesta irragionevolezza». Limite che secondo la Corte è contrario all’articolo 3 della Costituzione e appare «del tutto irragionevole, l’estensione, operata dalla disposizione censurata, del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati e di dispositivi per il relativo consumo, i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco».

In sostanza, spiega la Consulta, la violazione dell’articolo3 della Costituzione si ravvisa «nell’intrinseca irrazionalità» della disposizione che assoggetta a un’aliquota unica e indifferenziata «una serie eterogenea di sostanze, non contenenti nicotina, e di beni, aventi uso promiscuo». Un passaggio particolarmente delicato questo su cui le associazioni di categoria sono pronte ancora una volta a dare battaglia al Fisco anche in relazione al nuovo decreto attuativo della delega fiscale introdotto a fine 2014. Con quel decreto, su cui la Consulta non si pronuncia perché estraneo al rinvio del giudice a quo,è stato superato l’articolo 62-quater prevedendo l’assoggettamento a imposta di prodotti da inalazione senza combustione, contenenti o meno nicotina, e costituti da sostanze liquide.

Per Valerio Forconi di Fontem Ventures – società di Imperial Tobacco prima multinazionale ad aver lanciato e-cigs in Italia – anche la nuova tassazione attuativa della delega fiscale «prevede proprio un calcolo di equivalenza basato sulle sigarette tradizionali ed uno sconto fiscale analogo per le sigarette elettroniche e per la nuova categoria dei tabacchi da inalazione senza combustione».

Dello stesso avviso Massimiliano Mancini, presidente di Anafe-Confindustria, e Massimiliano Federici, presidente di Fiesel-Confesercenti, secondo cui «la persecuzione perpetrata contro le e-cig», nonè stata interrotta nemmeno dalla legge attualmente in vigore, che «ripropone alcuni degli stessi profili di incostituzionalità della precedente, come una nuova tassazione ancora più vessatoria a carico di aziende e negozi, e l’assurda equiparazione – attraverso un’improbabile e arbitraria equivalenza – ai prodotti del tabacco di vecchia (le sigarette) e nuova generazione (il cosiddetto “tabacco riscaldato”)». Non è escluso, fanno notare che per far chiarezza ed evitare una nuova “tagliola” anche al decreto di fine 2014 il Governo non sia costretto ora a rivedere il Dlgs 188/2014. Senza un intervento chiarificatore sarebbero a rischio anche i 115 milioni attesi dalla tassazione nel 2015 delle e-cigs .

Sul mancato gettito del maxi-prelievo del 58,5% ora bocciato dalla Corte i danni per le casse dello Stato appaiono al momento limitati, come fanno notare dal Mef. Il gettito del 2014 era stato stimato in 117 milioni di euro, ma era rimasto sospeso in attesa della pronuncia della Consulta. Ad oggi, spiegano sempre dal Mef, sono stati “versati” 7.392 euro. Da poco i Monopoli hanno ripreso a chiedere il pagamento dell’imposta sulle sigarette elettroniche ma ora alla luce della sentenza della Consulta dovranno richiederlo soltanto a quelli che utilizzano nicotina lasciando cadere invece ogni pretesa tributaria nei confronti di chi ha commercializzato prodotti non contenenti nicotina, idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati. Una distinzione praticamente impossibile da effettuare.

Fonte: Marco Mobili – Il Sole 24 Ore

2 thoughts on “La Corte costituzionale boccia anche la supertassa sulle e-cig | Il Sole 24 Ore

  1. Ancora una volta la codarda strategia del ” tassateci ma poco”. Se domani tutti smettessero di fumare lo stato recupererebbe 13 miliardi di accise tassando tutti anche chi non fuma, questo perchè lo stato ladro, non può permettersi di non rubare. La salute ed il bene pubblico sono dettagli, come sono dettagli il palese e mafioso interesse di chi col tabacco ci campa o ci fa i miliardi, alla faccia di chi crepa di cancro.Basta sfiorare un monopolio su cui anche le lobby hanno interesse e tutti si cagano addosso, persino a parlare. La battaglia bipartisan dei politici parassiti per tassare le e cig è stata epica, con tanto di busta da parte della federazione tabaccara rappresentata da un laido personaggio “paladino e servitore dello stato ” o che bello sti tabaccari “nei secoli fedeli” incitare alla “tassa per tutti” .Resta solo la soddisfazione che gli altri stati ci deridono ed i consumatori italiani comprano on line e lo faranno sempre….anche per lo stato è diventato difficile rubare o depredare i cittadini, ergo nell’attesa che questo paese delle banane si ripulisca le lordure in un bagno di sangue …io speriamo che me la svapo.

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    • Grazie del commento. Purtroppo i conti sui 13 miliardi non girano così semplicemente. A quanto ci risulta, con certezza, se tutti smettessero di fumare lo Stato ci rimetterebbe tra mancate entrate da accise e maggiori spese sanitarie. Perché maggiori spese? In breve: le persone andrebbero in pensione; si ammalerebbero comunque di malattie croniche; vivrebbero circa 20 anni in pensione e facendo spendere lo Stato per cure di vario tipo (quando invece un tumore al polmone è costoso da cura sì, ma anche aggressivo e purtroppo di breve durata). Sono dati noti di cui però nessun media nazionale intende parlare.

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