Tabacco

Imperial Tobacco attacca le altre Big sul “tabacco riscaldato”

imperial vs pmi

Non è una novità. Gia nello scorso mese di febbraio Imperial Tobacco – una delle quattro maggiori multinazionali del settore – era andata giù pesantemente contro le cd. Heath non Burn, le sigarette a base di tabacco riscaldato introdotte sul mercato italiano da Philip Morris. Un prodotto che ha ricevuto un notevole favore fiscale da parte del Governo italiano, e che ha portato un prodotto del tabacco ad essere addirittura tassato meno (a causa dell’applicazione del tortuoso sistema di equivalenza rispetto alle sigarette tradizionali) dei liquidi per sigarette elettroniche, a dispetto dell’enorme differenza in termini di tossicità.

Nella giornata di mercoledì sul tema è tornato il direttore degli Affari Societari di Imperial, Matthew Phillips, come riporta Reuters. Infatti, Imperial Tobacco Group sta prendendo una strada diversa rispetto alle aziende rivali del settore, nella ricerca delle tecnologie più promettenti per sigarette elettroniche e altri prodotti “da svapo”, che alla fine potrebbero surclassare le sigarette tradizionali.

Ad esempio ITG, attraverso la controllata Fontem Ventures, è stata la prima multinazionale a sbarcare sul mercato e-cig italiano con la sua JAI, cui presto potrebbe seguire la diffusione di un device open system accompagnato da liquidi, che renderebbe Imperial unica nel panorama delle multinazionali e molto più vicina al modello delle aziende cd “indipendenti”.

È raro che le più importanti aziende rivali in un business globale abbiano visioni del futuro così contrastanti, ma l’azienda britannica non è attratta dai prodotti basati sul riscaldamento del tabacco, che i concorrenti stanno invece adottando parallelamente alle sigarette elettroniche come alternative potenzialmente meno tossiche delle sigarette tradizionali.

Non è una cosa che ci interessa” ha detto mercoledì ai giornalisti il direttore Matthew Phillips, tracciando un confine tra la sua azienda e le rivali più grandi.

Oltre alle e-cig, Philip Morris International, British American Tobacco e Japan Tobacco International stanno infatti scommettendo sui dispositivi cosiddetti Heath non Burn. Spesso definiti dispositivi che “riscaldano ma non bruciano”, questi prodotti rendono il tabacco abbastanza caldo da creare un vapore senza bruciarlo del tutto.

Sono dispositivi che potrebbero rivelarsi fondamentali – scrive Reuters – se solo la loro base di tabacco li rendesse più soddisfacenti per quei fumatori che non riescono a accontentarsi delle sigarette elettroniche, che utilizzano liquidi alla nicotina. Ma Imperial dice di avere “sfide importantissime”. Essendo fatti di tabacco, per Phillips questi disposconsiderati e tassati alla stregua delle sigarette tradizionali. Commercializzarli come dispositivi a rischio ridotto è “un’impresa molto, molto ardua”, ha detto, aggiungendo che vanno incontro anche a problemi scientifici. “Non c’è differenza, in realtà, tra questi e i prodotti del tabacco tradizionali”, ha continuato Phillips. “Probabilmente sarebbe meglio descriverli genericamente come dispositivi che ‘riscaldano e bruciano’ piuttosto che ‘riscaldano ma non bruciano’”.

COME IL LATTE IN UNA PENTOLA

Japan Tobacco International (JTI), che nel 2011 ha avuto una partecipazione nel vaporizzatore di tabacco Ploom, crede che prodotti di aziende diverse funzionino a temperature diverse, rendendo difficile generalizzare. Per Ian Jones, capo degli affari regolamentari e scientifici di JTI, riscaldare il tabacco è come riscaldare il latte in una pentola.

A basse temperature il latte viene riscaldato, ma quando la temperatura aumenta il latte rischia di bruciacchiarsi nei punti in cui tocca la pentola”, spiega Jones. “Allo stesso modo, il fatto che un prodotto che riscalda il tabacco bruciacchi (o bruci) il tabacco dipenderà dalla temperatura a cui il tabacco viene riscaldato”.

British American Tobacco ha in programma di testare quest’anno un prodotto che riscalda il tabacco. Con un portfolio che include già una e-sigaretta e un inalatore di nicotina con licenza medica, la seconda azienda del tabacco a livello mondiale punta su una gamma di prodotti che soddisfi le diverse esigenze dei consumatori.

Philip Morris lo scorso anno ha iniziato a testare in Giappone e in Italia un dispositivo che utilizza le sue Marlboro HeatStick contenenti tabacco, il cui lancio nei due paesi è previsto per quest’anno, cui seguirà l’espansione in altri mercati.

La più grande azienda del tabacco al mondo distribuisce le HeatSticks senza sponsorizzarne il rischio ridotto – che invece il Governo italiano ha riconosciuto di default, conferendo alla iQOS anche un trattamento fiscale di favore – ma sta conducendo una valutazione scientifica con l’obiettivo di suffragare tale affermazione.

Al riguardo, secondo quanto risulta ad AgiVapeNews, PMI avrebbe fornito al Ministero della Salute gli studi compiuti sulle proprie Heath non Burn. Studi che però ad oggi non sono stati resi pubblici.

Un portavoce di Philip Morris interpellato da Reuters non ha commentato le affermazioni di Phillips.

Crediamo che i prodotti che riscaldano ma non bruciano il tabacco forniscano ai fumatori adulti l’alternativa migliore alle sigarette per gusto, soddisfazione e gestualità,” ha detto il direttore finanziario agli analisti lo scorso marzo.

Sempre un portavoce di PMI era intervenuto a febbraio per rispondere ad un precedente attacco di Imperial Tobacco sul tema della “fumabilità” delle iQOS, di fatto non smentendo.

La Philip Morris afferma che le HeatSticks non dovrebbero essere accese e fumate. “se bruciano”, ha detto il portavoce, “l’esperienza non sarebbe molto piacevole”.

Un tema, quella della possibile “fumabilità” delle heathsticks, intorno a cui ruotano questioni come la tassazione ridotta e la sottoposizione del prodotti ai divieti di fumo e all’apposizione di immagini

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9 thoughts on “Imperial Tobacco attacca le altre Big sul “tabacco riscaldato”

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