Opinioni/Rassegna

Trasposizione direttiva tabacco ed e-cig: gli errori de Il Fatto

Il Fatto Quotidiano online di oggi ha pubblicato un interessante articolo su temi quali la lotta al fumo, la trasposizione della Direttiva Tabacchi e anche le sigarette elettroniche. Purtroppo, a differenza del passato, molte sono le imprecisioni – una rarità questa, va dato merito al Fatto Quotidiano – che rischiano di non fornire informazioni adeguate al pubblico. Ecco il pezzo:

fatto smoking La lotta al fumo? Deve restare una priorità dell’Italia e dell’Europa. Parola del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che nell’annunciare nuove e più drastiche misure contro il tabagismo in occasione del decennale dell’approvazione della legge Sirchia (divieto di fumare in spazi pubblici e posti di lavoro) deve aver dimenticato di avvertire i suoi. Sono infatti proprio i senatori di Area Popolare, compagni di partito del titolare della Salute, a frenare sui nuovi obblighi imposti dalla direttiva che entrerà in vigore dal 20 maggio del prossimo anno.

In questo punto manca un aspetto importante. Tra gli emendamenti approvati alla Legge di Delegazione Europea ce n’è uno che impegna il Governo a trasporre la nuova Direttiva Tabacco entro 60 giorni dall’approvazione della legge stessa. Un’anticipazione quindi rispetto alla data obbligatoria d’entrata in vigore, prevista per l’aprile 2016. Inoltre, va ricordato come il Ministro Lorenzin sia da sempre un’attivista anti fumo, come dimostrano alcune sue battaglie sui divieti di fumare.

Ne hanno data ampia dimostrazione al Senato dove, sulla legge di delegazione europea che recepisce la direttiva 40 del 2014, le lobby del tabacco sono agguerritissime. Chi ha avuto modo di vedere i prototipi dei nuovi pacchetti di sigarette che saranno in commercio dal 2016 per ordine dell’Europa ha ben chiaro il perché: fotografie di bocche sdentate, trachee recise e molte altre immagini raccapriccianti compariranno obbligatoriamente sulle confezioni. Roba da far impallidire gli ormai tradizionali messaggi testuali sui danni provocati dal fumo che all’epoca della loro introduzione provocarono uno shock anche nei consumatori di bionde più incalliti.

Ad onor del vero, non esiste un dato che dimostri come avvertenze piazzate ovunque riducano il numero di fumatori. Anzi, il rischio è che a qualcuno possa venire in mente un giorno di estendere certe avvertenze eccessive anche alle e-cig.

Inevitabile la mobilitazione dei parlamentari chiamati a smussare, interpretare o quantomeno tentare di limitare i danni  in vista dell’inevitabile entrata in vigore delle nuove previsioni. Le manine si sono messe subito all’opera attraverso gli emendamenti del caso. Ecco per esempio il soccorso di Forza Italia (ma anche del Pd, per la verità) per “garantire alle aziende del settore i tempi necessari per adeguare gli impianti produttivi” alle nuove disposizioni. E il soccorso, soprattutto, dei colleghi di partito del ministro della Salute, Lorenzin, cioè Francesco Colucci e Marcello  Gualdani. Il regolamento attuativo, secondo i loro auspici, dovrà essere volto “ad escludere l’introduzione di norme più severe sul confezionamento, considerato l’elevato livello di protezione della salute umana offerto dalla direttiva”. E se ciò non dovesse bastare andrebbe consentita “la vendita al consumatore finale dei prodotti non conformi alla nuova direttiva, fabbricati ed etichettati prima del 20 maggio 2016” almeno fino a maggio 2017. E ancora: la vendita dei pacchetti con le sole avvertenze testuali sui rischi alla salute del fumo potranno continuare ad essere venduti anche oltre quella data con un escamotage. Cosa scrivono infatti i colleghi della Lorenzin? Che dopo il 2017 basterà “equiparare  i prodotti non conformi” alla nuova disciplina europea “ai prodotti con difetti di confezionamento”.

Gli emendamenti approvati altro non sono che normali accorgimenti industriali mirati all’esaurimento scorte, come accade in altri settori.

Basta? Naturalmente no. Le nuove norme che saranno a breve adottate in Italia dovranno riconoscere “il potenziale rischio ridotto dei prodotti del tabacco di nuova generazione”, una previsione che sembrerebbe studiata ad hoc per i prodotti come le iQos del gigante Philip Morris. A ottobre è stato proprio il premier Matteo Renzi a porre la prima pietra dello stabilimento in corso di realizzazione in Emilia Romagna, l’appuntamento clou della campagna elettorale di Stefano Bonaccini divenuto un mese dopo presidente della Regione. Ma ora serve un altro aiutino: incentivare questi prodotti innovativi attraverso un quadro normativo nazionale favorevole.

Questo punto è invece il vero cuore dell’articolo. Del resto il favore normativo e fiscale da parte del Governo nei confronti dei nuovi prodotti di PMI è evidente e pubblico da oltre un anno.

A farne le spese le potenziali concorrenti delle “sigarette che non fumano” che, nel caso in questione, sono le e-cig. Negli anni passati questi prodotti  hanno avuto una notevole diffusione almeno fino all’introduzione  di una tassa monstre oggi all’attenzione della Consulta. L’obiettivo era e resta quello di scoraggiarne l’utilizzo con tutti i mezzi. A questo deve aver pensato il senatore Gabriele Albertini, sempre compagno di partito del ministro Lorenzin, quando ha proposto di inserire addirittura nel decreto antiterrorismo l’oscuramento dei siti che ne pubblicizzino la vendita via web senza autorizzazione.

E’ vero che per favorire “qualcuno” si sia deciso di dare addosso al mondo e-cig, ed anche in maniera pesante, motivo per cui si attende la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 99/2013 che di fatto equiparà le sigarette elettroniche (hardware e liquidi) al tabacco. L’errore del Fatto però sta però nell’interpretazione data all’emendamento presentato dal sen. Gabriele Albertini del NCD (identico ad un altro dell’on. Caparini, Lega Nord, che lo aveva presentato nel passaggio alla Camera) al DL “cyberterrorismo”.Il Fatto scrive infatti che l’emendamento Albertini puntava a “scoraggiarne [delle e-cig] l’utilizzo con tutti i mezzi”, quando invece l’emendamento in questione – secondo quanto confermato ad AgiVapeNews – era stato presentato proprio per consentire una un andamento regolare del mercato nazionale, messo in crisi da una tassa monstre, e con negozi e aziende a rischio a causa di una concorrenza straniera diventata insostenibile. La scelta dell’emendamento era quindi mirata a livellare le condizioni di accesso al mercato e-cig, e non certo a scoraggiarlo.

Fonte: Ilaria Proietti – Il Fatto Quotidiano a cura di Arnaldo Selmosson

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