Salute

Le e-cig rendono più difficile smettere? Il prof. Siegel: Quello studio è immondizia

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Ogni giorno uno studio sulla sigaretta elettronica. Purtroppo sempre più spesso gli studi resi noti che fanno notizia sono quelli negativi, che però risultano in gran parte basati su pregiudizi e realzizati con metodologie errate, come spiega bene il prof. Michael Siegel del Department of Community Health Sciences, Boston University School of Public Health, sul suo noto blog Tobacco Analysis.

Secondo lo studio della University of California di San Diego, pubblicato sull’American Journal of Public Health, la sigaretta elettronica non aiuta a smettere di fumare. Anzi, rende questo compito piu’ difficile del previsto. I risultati confuterebbero quindi quelli di ricerche precedenti, secondo i quali “svapare” faciliterebbe l’abbandono delle sigarette tradizionali. I ricercatori californiani affermano di aver seguito per un anno mille fumatori e chi ha utilizzato la sigaretta elettronica ha avuto un 49 per cento di probabilita’ in meno di diminuire il consumo di “bionde” rispetto a a chi non ha mai usato le e-cig. Non solo, Coloro che sono ricorsi alla sigaretta elettronica hanno avuto anche un 59 per cento di probabilita’ in meno di smettere di fumare.

“Basandosi sull’idea che i fumatori usano le e-cig per smettere di fumare – ha detto Wael Al-Delaimy, autore principale dello studio – abbiamo ipotizzato che i fumatori che usano questi prodotti abbiano piu’ successo nello smettere. Ma la ricerca ha rivelato il contrario. Abbiamo bisogno di ulteriori studi per rispondere al perche’ non si riesce a smettere. Una ipotesi e’ che i fumatori stanno ricevendo una dose superiore di nicotina tramite le e-cig”.

Ma le cose non sembrano stare così, e il prof. Siegel – scienziato da 25 anni al fronte della lotta contro il tabacco e uno dei maggiori esperti al mondo sul tema – ha duramente contestato lo studio. Secondo lui infatti, le conclusioni tratte da questa analisi di Wael Al-Delaimy sono totalmente deficitarie, e la loro descrizione ingannevole. Ecco il perché.

Gli errori dello studio di Al-Delaimy

Per prima cosa, spiega Siegel, non era uno studio su 1000 fumatori, ma sono stati presentati dati solo su 368. Dove sono finiti gli altri 632?

  • È stato escluso dallo studio il 9% del campione, ossia coloro che non avevano mai sentito parlare di e-cig.
  • Esclusi anche coloro che non hanno mai provato e-cig ma che avrebbero potuto farlo in futuro.
  • Esclusi coloro che hanno iniziato a usare e-cig ma non hanno continuato.
  • Esclusi, infine, anche coloro che non hanno usato e-cig ma che lo avrebbero fatto in futuro.

Secondariamente, la sintesi della ricerca parla di una comparazione tra i fumatori che hanno usato in passato e-cig con quelli che non hanno mai usato e-cig. Ciò non è vero, perché piuttosto compara fumatori che hanno usato, di base, sigarette elettroniche con quelli che non avrebbero mai usato e-cig dall’inizio o continuato a usarle.

Questo introduce un grandissimo equivoco nello studio. Perché qualcuno dovrebbe dire che non usa mai sigarette?

Una possibile ragione è l’alta fiducia in sé stessi per i fumatori che abbiano già deciso di lasciare il fumo senza necessità di aiuti, o con metodi più tradizionali rispetto alle e-cig. Queste persone hanno una forza di volontà maggiore della media, e compararli a chi usa le e-cig per togliere il vizio dal fumo genera decisamente un’incomprensione.

Inoltre, una plausibile ragione per cui l’intervistato non abbia manifestato interesse all’uso di e-cig è, semplicemente, perché ha totalmente smesso di fumare, il che rende incomparabili il gruppo di svapatori intervistati con il gruppo di ex fumatori.

Essendo uno studio condotto su gruppi di consumatori, dovrebbe basarsi su variabili simili di base, non variabili di fine-consumo: questo porta risultati equivoci.

Qui, lo studio ha escluso specificatamente fumatori che non hanno smesso il loro vizio e proprio per questo motivo hanno deciso di cambiare e adottare le e-cig. Esclusi anche i fumatori che pensavano di non usare le e-cig ma successivamente le hanno usate. Così sono stati esclusi tutti coloro che hanno lasciato con successo il fumo grazie all’uso di e-cig intermedio tra l’inizio del fumo e la fine, il che porta a escludere casi di successo legati all’uso di e-cig.

Inoltre, si può immaginare che i fumatori che non hanno mai sentito parlare di e-cig non siano particolarmente interessati a lasciare le sigarette, e di conseguenza non hanno neanche tentato lo sforzo di mollare le bionde perché non conoscevano il nuovo strumento elettronico. In questo modo i risultati dello studio sono falsati.

In sintesi, gli equivoci prodotti dai dati di questo studio portano quindi al risultato che penalizza chi ha abbandonato le e-cig nei confronti di chi ha abbandonato le sigarette.

Ma c’è dell’altro. Lo studio ha incluso anche chi ha usato e-cig solo una volta. Questo tipo di svapatori non ha cominciato con l’intenzione di smettere di fumare, e quindi logicamente risulta nel gruppo di coloro che hanno “usato” ma non hanno “smesso”, ma non erano svapatori occasionali. Questo “fallimento” risulta conteggiato nel gruppo degli svapatori che non hanno smesso, e va contro il gruppo delle e-cig!

Il problema fondamentale del progetto di studio è che si basa sulla scelta soggettiva di assegnare i fumatori sia al gruppo “e-cig” che al gruppo “non e-cig”. È quasi certo che i fumatori abituali siano meno adatti a lasciare anche lo svapo. È proprio questa incapacità a lasciare il fumo tramite terapie tradizionali che spinge il fumatore a provare le e-cig. Per definizione, il gruppo di svapatori ha sostanzialmente tassi di abbandono del fumo più bassi. Quindi, i risultati ingannevoli di questo studio dicono che le sigarette elettroniche non facilitano la cessazione del fumo, anche se non è vero.

I difetti di questa ricerca rendono le sue conclusioni inutili. È un esempio di cattiva scienza, aggravata dall’intenzione del raggiro portato avanti dal gruppo di ricercatori. Il gruppo ha infatti tralasciato variabili-chiave degli studi sulla cessazione del fumo, e omesso molte soluzioni.

Per concludere, il comunicato stampa che accompagna questo studio contiene una delle dichiarazioni più ironiche di tutti i tempi. Il direttore del Dipartimento della Salute della California avrebbe dichiarato “C’è molta disinformazione sulle sigarette””.

Si tratta dello stesso Dipartimento che ha dichiarato che:

  • Le e-cig causano dipendenza quanto le sigarette;
  • Studi mostrano che le e-cig non aiutano le persone ad abbandonare le sigarette tradizionale.

Oltretutto, il sito del Dipartimento è pieno di errori, inclusa la balla che le e-cig non sono più sane delle sigarette tradizionali, un concetto ripetuto in lungo e in largo sul sito. Anzi, affermano che sono più nocive in quanto contengono più particelle delle sigarette, in quanto lo svapo causa asma e infiammazioni dei polmoni, e che la nicotina causa dipendenza come l’eroina.

Il vero problema è che questo studio causerà alla salute pubblica un grandissimo danno; favorisce la campagna di demonizzazione delle sigarette elettroniche; getta nel fango le varie ricerche, basate su solidi risultati scientifici, che hanno dato prova che le e-cig possano dare una mano ai fumatori a smettere. Ed è una ulteriore prova che l’ideologia è diventata più importante della scienza nel moderno movimento anti-fumo.

Francesco Marini

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