Opinioni/Rassegna

E-cig, lobbying per un mercato da cento miliardi

e-cigarette-Credits-TBEC-Review-CC-BY-2.0Photo by www.vaping360.com

Le vendite di sigarette tradizionali sono in calo, mentre lo svapo è diventato uno stile di vita che coinvolge decine di milioni di persone al mondo. Negli Stati Uniti, le vendite di sigarette elettroniche sono passate da 500 milioni di dollari nel 2012 a 2 miliardi nel 2014, e in Francia è un mercato che vale 300 milioni di euro. In tutto l’Esagono nel 2010 si potevano contare sparuti punti vendita di e-cig, mentre oggi se ne trovano più di 2500.

Questa crescita ha spostato i riflettori del dibattito pubblico sul tema della regolamentazione di questi nuovi modi di lavorazione e somministrazione della nicotina. Come accade in tutti i settori, qualsiasi scelta del decisore andrebbe a favorire alcuni attori piuttosto che altri. Se si immagina una norma che classifichi la sigaretta elettronica come medicinale, si darebbe un grande vantaggio all’industria farmaceutica; d’altra parte se fosse considerata un prodotto del tabacco si darebbe una evidente strizzata d’occhio alla Big Tobacco. In entrambi i casi, gli unici a rimetterci sarebbero quei piccoli produttori che cercano di innovare continuamente il proprio prodotto per aumentare la propria competitività sul mercato.

La sigaretta elettronica, in quanto astro nascente del mercato mondiale, sta ancora vivendo un periodo in cui le falangi dei lobbisti stanno avanzando per avere la meglio nella “battaglia” della regolamentazione. Negli Stati Uniti, la Reynolds American e Philip Morris hanno messo in campo un fitta rete di influenze verso la Food and Drug Administration (FDA) per favorire i propri dispositivi a circuito chiuso, ovvero non utilizzabili con liquidi diversi da quelli prodotti dalla casa madre.

Si attesta che negli Stati Uniti il mercato sia per il 40% occupato da device VTM (Vapor, Tank, Mods), ovvero sistemi aperti ed utilizzabili anche con marchi differenti di liquidi. Le due grandi multinazionali, come pilastro della propria attività di lobbying, sostengono che tali sistemi aperti siano potenzialmente pericolosi dal momento in cui all’interno del vaporizzatore potrebbero essere introdotti liquidi con sostanze nocive o addirittura contenenti droghe leggere, come la cannabis. Tuttavia, proprio la Philip Morris in Italia ha adottato chiaramente altre strategie di mercato.

Se la concorrenza si fa dura per quanto riguarda i produttori, non è da meno il lato della distribuzione. In Francia, infatti alcuni venditori al dettaglio esprimono già i loro desideri di regolamentazione per rendere il loro mestiere meno difficile, come afferma Anton Malaj, gestore di un negozio Point Smoke: “È molto dura.  Non c’è alcuna legislazione concreta, tutti possono aprire una rivendita di sigarette elettroniche, è quello il problema. I tabacchi si danno da fare, e in un gran numero di rivendite trovate la sigaretta elettronica”.

D’altra parte anche i tabaccai vedono sfuggire una parte di questo mercato. Il deputato Thierry Lazaro aveva annunciato nel 2013 un progetto di legge per dare ai tabaccai il monopolio della distribuzione delle sigarette elettroniche in Francia, anche se per il momento questo progetto non si è ancora trasformato in una nuova legge.

Infine alcuni, come il professore ginevrino Jean-François Etter, si meravigliano dell’opposizione alla sigaretta elettronica perché quest’ultima fa il gioco dell’industria del tabacco. Sarà per ragioni fiscali? È tutto sommato probabile se si considera che lo Stato francese ha percepito poco più di 12 miliardi di euro in tasse sul consumo di tabacco nel 2013, una cifra importante soprattutto se si considera che sulla durata della vita le spese sulla salute di un fumatore sono minori per la collettività rispetto a quelle di un non fumatore a causa della morte prematura del primo.

Il mercato mondiale delle e-cig potrebbe a breve pesare più di cento miliardi di euro. Qualsiasi regolamentazione che aumentasse il costo d’entrata sul mercato permetterebbe agli attori attuali di rinforzare la propria posizione. Allora, è necessario non sbagliare bersaglio. Sebbene non sia necessaria alcuna forzatura, nuove leggi per la protezione dei consumatori che regolamentassero la buona qualità e sicurezza dei prodotti sarebbero favorevoli allo sviluppo del mercato.

Al contrario, ogni regolamentazione che rendesse l’entrata nel mercato più difficile (cercando di assicurare una concorrenza più leale attraverso, per esempio, la regolamentazione del numero delle rivendite) sfocerebbe nella creazione o nel rafforzamento delle rendite degli attori storici (i fabbricanti di tabacco) e si farebbe a danno dei consumatori.

Fonte: Frédéric Sautet – AGEFI (Quotidien de l’agence économique et financière à Gèneve)

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