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«Giorgetti, fai attenzione a quando accendi l’auto». Via al processo per le minacce (Corriere di Verona)

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«Giorgetti, fai attenzione a quando accendi l’auto» E l’onorevole vuole i danni. Minacciato su Fb per le sigarette elettroniche, ieri l’udienza

«Ti conviene stare attento…». E poi «Fai bene attenzione a quando metti in moto l’auto…». Parole di minaccia, toni da intimidazione in piena regola quelli che si era visto rivolgere l’onorevole Alberto Giorgetti via Facebook tra la primavera e l’estate del 2013. Frasi talmente inquietanti da averlo indotto a temere seriamente per l’incolumità non solo sua ma anche della propria famiglia. Al punto da averlo costretto a vivere sotto scorta e da non potersi più sentire libero e sicuro nei propri spostamenti.

Tutta «colpa», stando a quanto accertato dagli uomini della Guardia di finanza dopo la doppia denuncia presentata dal deputato di Forza Italia, delle sue iniziative politiche finalizzare alla regolamentazione della sigaretta elettronica: sempre attraverso i social network, all’epoca, ci fu chi gli puntò il dito contro accusandolo di agire «al soldo delle associazioni di tabaccai», chi lo bollò come un politico che «si muove solo a garanzia delle poltrone», chi gli contestò di essere «alla mercé della lobby del tabacco».

Della tutt’altro che piacevole vicenda, ieri mattina, si è parlato in un’aula di tribunale, per la precisione davanti al giudice di pace Carla Cocchi. Si trattava della prima udienza, quella in cui non si decide alcunché e si mettono a punto le liste dei testimoni citati a deporre procedendo all’ammissione delle prove. E infatti, negli uffici giudiziari di vicolo San Domenico, non sono comparsi né Giorgetti (costituito parte civile con l’avvocato Paolo Tacchi Venturi) né, tantomeno, l’imputato.

Di chi si tratta? Sotto accusa, chiamato a rispondere dell’ipotesi di reato di «minacce semplici» (per questo della querelle si occupa per competenza il giudice di pace), risulta un quarantenne di Torino, Emanuele Cherio. Al suo nome, nel corso delle indagini, erano arrivati gli investigatori delle Fiamme gialle impegnati a risalire ai responsabili di quelle pesanti parole intimidatorie indirizzate all’onorevole forzista da «navigatori» rimasti (ovviamente…) anonimi. Fatto sta che i finanzieri erano giunti a identificare il piemontese, facendolo finire nel registro degli indagati con l’accusa di minacce. Al termine delle indagini preliminari la procura scaligera aveva chiesto l’archiviazione, però il giudice ne ordinò l’imputazione coatta.

E siamo ai giorni nostri, o meglio a ieri quando in aula sono iniziate le prime schermaglie tra le parti. Da un lato, con la costituzione a parte civile, Giorgetti ha di fatto ufficializzato l’intenzione a chiedere un adeguato risarcimento-danni in caso di sentenza di condanna. Sul versante opposto, per nulla intenzionato a cedere tanto facilmente, da parte dell’imputato è stata preannunciata invece come linea difensiva quella di negare in toto ogni addebito.

Un vero e proprio muro contro muro, dunque, su cui spetterà adesso al giudice Cocchi decretare dove stia la verità. Tra poco più di tre mesi, intanto, andrà in onda la prima sfida tra accusa e difesa: in aula, infatti, prenderanno la parola sia Giorgetti che l’investigatore della Finanza che condusse le indagini sui social network fino a individuare il torinese ora imputato. La battaglia, però, non finirà certo lì.

 

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