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Se si parla di e-cig, Big Tobacco si preoccupa per la tua salute (Reuters)

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Sul pacchetto di sigarette elettroniche MarkTen ci sono 116 parole che descrivono i rischi per la salute.

Negli USA tali avvertenze sono più lunghe rispetto a quelle che si trovano sui pacchetti di sigarette tradizionali. Le avvertenze osservano: la nicotina “crea dipendenza ed è molto tossica da inalare, se a contatto con la pelle o se ingerita”. Non è indirizzata alle donne incinta o in allattamento, o per persone che prendono anti-depressivi o medicine per l’asma. “La nicotina può accelerare il ritmo cardiaco e la pressione, causare vertigini, nausea o dolori di stomaco”, recita MarkTen, uno dei principali marchi negli USA. L’ingrediente può essere “velenoso”.

Altria, società proprietaria di MarkTen e produttrice delle sigarette Marlboro, sostiene che il linguaggio è adeguato. Non esistono obblighi di avvertenze per le e-cigs negli USA, di conseguenza  “abbiamo fatto ciò che ci sembrava più opportuno”, suggerisce un portavoce di Altria Client Service.

La franchezza della società sulle conseguenze delle nicotina vanno indietro fino agli anni 90, quando portò avanti una campagna per far regolare le sigarette da parte della U.S Food and Drug Administration (FDA). A quel tempo le piccole imprese del tabacco sostennero che le Big Tobacco avrebbero utilizzato la regolamentazione per assicurarsi una posizione dominante. Oggi, i piccoli produttori di e-cig asseriscono la stessa cosa. Molti affermano che le società come Altria e Reynolds American  vogliono regole ferree per neutralizzare la minaccia che le e-cig comportano. Accentuando i rischi dello “svapo”, dicono, persuadono i fumatori a non provare le e-cig, nonostante molti scienziati rimarchino come siano invece più sicure.

Se un fumatore leggesse le avvertenze  potrebbe pensare ‘beh, tanto vale continuare a fumare le sigarette’”, suggerisce Oliver Kershaw, un ex fumatore che ha smesso di fumare grazie alle e-cig e che ha fondato il sito che protegge tali dispositivi. Big Tobacco ha spinto per aumentare i controlli sulle e-cig. Tali controlli, afferma Kershaw potrebbero rischiare di schiacciare i piccoli produttori. Troppe regole rischiano di soffocare l’innovazione e ridurre i prodotti, afferma Fraser Cropper, CEO di Totally Wicked, una società indipendente di e-cig del Regno Unito.

Le multinazionali continuano ad affermare che il loro obiettivo non è quello di danneggiare i piccoli competitors. Al contrario, asseriscono che le regole apporterebbero benefici sia ai consumatori sia alle società di e-cig, attraverso l’imposizione di standard di qualità che darebbero maggior fiducia ai consumatori. “Il nostro obiettivo è quello di avere la leadership nel vapore, e avere i marchi più forti sul mercato”, asserisce un portavoce di Altria. Per quanto riguarda i piccoli produttori afferma “non so come dirigono le loro imprese, di conseguenza non posso sapere quanto verrebbe a costargli tali regole”.

La maggior parte dei sostenitori contro il fumo sono d’accordo che le e-cigs dovrebbero essere regolate. Tuttavia, molti credono che tali prodotti necessitino di una regolamentazione più “soft” rispetto a quella in vigore per il tabacco giacché possono aiutare a smettere rimanendo comunque meno dannosi rispetto al fumo.

Clive Bates, ex capo dell’organizzazione antifumo Action on Smoking and Health (ASH), crede che le autorità sanitarie che sono in favore di controlli più severi non fanno altro che aiutare i marchi tradizionali di Big Tobacco. “Stanno veramente facendo tutto il possibile per proteggere il commercio delle sigarette”,  afferma Bates, “non se ne rendono neanche conto”. Bates è convinto che la regolamentazione dovrebbe incoraggiare i fumatori a smettere o a passare all’altro dispositivo.

L’immagine delle e-cig sta già cambiando. Secondo un sondaggio condotto da ASH la proporzione di persone che credono che il vapore sia dannoso quanto il fumo è raddoppiata rispetto allo scorso anno del 15%. Negli Stati Uniti sta accadendo la stessa cosa. Secondo l’analista della Wells Fargo, Bonnie Herzog, la crescita nelle vendite delle e-cig è diminuita al 5% nel l’ultimo trimestre, dal 19% dello scorso anno. Herzog attribuisce tale calo principalmente all’aumento dell’incertezza riguardo questi prodotti.

“OPEN SYSTEMS”

Le e-cig hanno debuttato promettendo dosi di nicotina più sicure. I dispositivi riscaldano il liquido di nicotina generando vapore, invece di bruciare tabacco. Ciò consente ai fumatori il gesto senza il fumo. Il mercato globale delle e-cig, il quale potrebbe arrivare a 7 miliardi di dollari quest’anno, è diviso tra i prodotti “cigalike”, spesso venduti attraverso le società del tabacco, e modelli ricaribili. Quest’ultimi sono ingenere prodotti da società più piccole. La domanda per tali dispositivi sta crescendo tre volte più velocemente del mercato totale, in quanto i consumatori li trovano molto più soddisfacenti rispetto ai modelli precedenti.

I sostenitori più devoti favoriscono le ricaricabili “open system”, i quali permettono di mischiare e utilizzare diversi liquidi e batterie, e cambiare la dose di nicotina inalata. Gli “open system” sono venduti principalmente nei vape shops. Secondo Wells Fargo ci sono attualmente all’incirca 8.500 vape shops negli USA e 19.400 nel mondo, e contano per un terzo delle vendite negli USA, mentre internet per l’altro terzo.

In agosto, Reynolds American [controllata al 42% da BAT, NdT] – che non produce i cosiddetti Mods – ha pressato la FDA affinchè bandisse gli “open system”. Tali sistemi, asserisce la Reynolds, rappresentano un rischio. Reynolds suggersice che se la FDA non vuole imporre un divieto, allora dovrebbe regolare i vape shop e i produttori. Ciò comporterebbe ispezioni, registrazioni e standard di qualità da parte della FDA. I vape shop spesso mischiano la nicotina con gli aromi, esattamente come una sostanza farmaceutica, afferma Richard Smith, communication mannager a Reynolds. Ciò implica che “i vape shop dovrebbero essere regolati”.

Sostenitori indipendenti delle e-cig affermano che tale mossa è rivolta contro di loro; gli analisti invece sottolineano come il modello di Big Tobacco è basato sulla produzione di massa. “Credo che Reynolds voglia sbarazzarsi di tali prodotti prima che guadagnino troppo terreno”, afferma Philip Gorham, analista alla Morningstar con sede ad Amsterdam. Reynolds afferma che tutto ciò non sia vero, e che vogliono soltanto “un piano regolatorio equo che possa mettere tutti allo stesso piano”.

FARE IL PROPRIO DOVERE

Shane MacGuill un analista del mercato del tabacco e ricercatore alla Euromonitor International afferma come le mosse della Reynolds possano sembrare ossessive, tuttavia le società hanno dei doveri verso i loro azionisti: “Sarebbe ingenuo da parte loro non tentare di fare in modo di rendere il mercato il più possibile favorevole per i loro prodotti”.

Fonte: Reuters

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