Tabacco

Sarà la cannabis a lanciare la “Heat not Burn”?

hnb cannabis

Si può essere amanti del settore energetico oppure tecnologico, ma se al momento si è alla ricerca di un luogo in cui investire a lungo termine i propri risparmi l’industria del tabacco è quella giusta, secondo quanto scrive Leonid Bershidsky su Bloomberg. Non solo perché quello del tabacco è il settore più performante di tutta la storia industriale degli Stati Uniti, ma anche, e soprattutto, perché si prospetta un futuro particolarmente roseo dal momento in cui le industrie del tabacco sono potenzialmente in pole position per dominare il nuovo astro nascente: il mercato della cannabis, che gradualmente viene legalizzata sempre di più, a partire da alcuni stati degli USA (ad es. Colorado e Washington).

Per rendersi conto della crescita del mercato del tabacco è utile affidarsi ad un proiezione dell’edizione del 2015 del Credit Suisse’s Global Investment Returns Yearbook, in cui si fa riferimento ad un dollaro investito nel tabacco agli inizi del 1900 che oggi varrebbe 6,3 milioni di dollari.

Nonostante i continui tentativi dei governi di ridurre la quantità di fumatori, attraverso leggi e imposte, obiettivo non raggiunto dal momento in cui negli Stati Uniti la percentuale di fumatori è diminuita solamente di circa 2 punti percentuali tra il 2004 e il 2011. Anche perché molti tentativi appaiono essere solo di facciata, vista la “dipendenza” dei governi dalle entrate fiscali derivanti dal tabacco.

In questo momento, l’industria del tabacco sta subendo la cosiddetta “vaping revolution” come confermato dall’analisi pubblicata lo scorso dicembre da Bloomberg dove è prevista una crescita del 44% del mercato del fumo da inalazione, che raggiungerebbe un giro di affari da 2,6 miliardi di dollari. A spuntare all’interno di questo settore, o almeno vicino ad esso, vi sono le cosiddette sigarette “heat not burn” (HnB), che aspirano a voler essere la nuova frontiera. Ma non delle e-cig, ma dei prodotti del tabacco, perché tali sono.

Il dispositivo HnB ha come principio quello di riscaldare le cialde (heathsticks) di tabacco e rilasciare un “hit” di nicotina senza però produrre fumo (questione che dovrebbe essere chiarita dagli studi in arrivo sul prodotto), valore aggiunto che gli svapatori ricercano nella propria esperienza. Questo modello di dispositivo è stato preso in considerazione anche da grandi multinazionali, tra cui la Reynolds e la Philip Morris. Attualmente in Italia l’unica davvero sul mercato  (su Ploom JTI sembra aver fatto un passo indietro) è proprio quella firmata da PMI, ovvero la iQOS, che però ha incontrato qualche problema sembra trovarlo nonostante gli indubbi vantaggi fiscali.

Considerando quanto detto nella premessa, alcune multinazionali potrebbero lavorare sull’ipotesi di cannibalizzare totalmente il mercato del fumo (quindi anche quello elettronico oltre quello tradizionale), ma alcuni manager stanno già volgendo lo sguardo verso il mercato della cannabis, considerato il futuro campo da gioco delle prossime battaglie.

Si legge infatti che in America nel 2012 vi sono stati più di 19 milioni di ragazzi di 12 anni che hanno affermato di fumare marijuana. In Italia, secondo uno studio Eurispes, il 20,8% dei ragazzi ha ammesso di aver fumato cannabis o marijuana, contro un’ampia fascia di ragazzi che non ha mai avuto esperienze di questo tipo (79,2%).

L’industria del tabacco è dunque alle porte di questo nuovo mercato, in attesa di una legalizzazione più massiccia che le possa permettere di investire capitali ed espandere così la propria offerta.

Allo stato attuale delle cose, però, l’unico dispositivo di nuova generazione che permetterebbe una reale apertura verso la cannabis è proprio il sopracitato “Heat not Burn”. La sua configurazione gli permetterebbe infatti di ospitare al proprio interno sia una sigaretta con tabacco da riscaldare sia una sigaretta con cannabis, nello stesso identico modo. Motivo per il quale le Heat not Burn stanno riscuotendo un grande successo tra i fumatori di cannabis. A differenza delle sigarette elettroniche che, a differenza di alcune voci da leggenda metropolitana, non riescono ancora a vaporizzare il principio attivo della cannabis allo stesso modo. Invece, i vaporizzatori HnB possono permettere l’inalazione di cannabinoidi limitando drasticamente la tossicità derivante dalla comustione.

Nessuna multinazionale del tabacco ha mai affermato pubblicamente il proprio interesse verso il mercato della cannabis, e questo è comprensibile dal momento in cui la vendita di marijuana in Europa e gran parte dell’America è ancora proibita. In ogni caso, le strategie aziendali di alcune della Big Tobacco, specie sulle HnB, lasciano pensare (maliziosamente) ad un interessamento molto serio verso l’ingresso nel nuovo mercato in corso di espansione.

Frederic Bastianelli*

*Frederic è un ex consulente nel settore farmaceutico

2 thoughts on “Sarà la cannabis a lanciare la “Heat not Burn”?

  1. Pingback: E-cig: lobbying per un mercato da cento miliardi |

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