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WSJ, e-cig a rischio contraffazione. Le cause? Eccesso di regolamentazione e tasse

Umberto Roccatti, AD di Puff: “Con l’introduzione della tassa sui liquidi, si apre un potenziale mondo per la contraffazione anche di quest’ultimi”

E’ il Wall Street Journal ad aprire il dibattito pubblico. Il settore delle sigarette elettroncihe rischia infatti di trovarsi ad affrontre un nuovo nemico: la contraffazione. Un nemico ben noto alle multinazionali del tabacco, che da sempre combattono contro i prodotti contraffatti delle loro marche in vendita a basso prezzo, ma una novità assoluta per società e neo utilizzatori di e-cig.

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Una società britannica, la Liberty Flights Ltd., sta iniziando ad avere dei problemi. Alcune versioni copiate dei suoi prodotti sono cominciate a sbocciare in vari mercati a prezzi più bassi. “Abbiamo un brand, e molto noto“, spiega Matthew Moden, fondatore di Liberty Flights nel 2009. “Abbiamo lo stesso problema di Louis Vuitton”, continua Moden ,agari esagerando un po’.

Ma non è solo un problema di brand. Altre tattiche per produrre e-cig a basso prezzo includono batterie fallate, che non si ricaricano, e liquidi che contengono alti livelli di nicotina. Gli esperti di British American Tobacco dicono di aver visto in commercio anche e-cig coi loro brand di sigarette tradizionali, ovviamente non autorizzati. Preoccupata anche Philip Morris International Inc.. Nikhil Nathwani, managing director di Nicocigs Ltd. (controllata da PMI): “Il potenziale di attrazione del commercio illecito è notevole, anche se il mercato è ancora in scala ridotta“.

Ma il problema è pesante per i produttori indipendenti, che hanno puntato su devices diversi dalle “cigalike”, e proprio questi device stanno guidando la crescita del mercato, sui cui – ad esempio in Italia – ora pesa anche una tassazione sproporzionata, che diventa un’ulteriore fattore che spinge al commercio illecito.

“Il fenomeno dei cloni risulta essere sempre piu’ massiccio sui mercati internazionali – spiega Umberto Roccatti, AD di Puff, ad AgiVapeNews – ma quello pero’ che spaventa di piu’ e’ la potenziale pericolosita’ dei prodotti clonati, il cui assemblaggio, per avere costi piu’ competitivi degli originali, puo’ voler dire enormi compromessi sulle materie prime. Il fenomeno riguarda principalmente hardware di produttori e brand cinesi, che non sono cosi strutturati per proteggersi sui mercati internazionali”.

Le aziende italiane si stanno comunque strutturando per affrontare il problema.

“Per quanto riguarda la Puff – continua Roccatti – cerchiamo di mettere “barriere” tecnologiche” alla copiatura, vendendo prodotti con design peculiare. Inoltre i nostri design sono registrati a livello interrnazionale, e Puff appone un ologramma su tutti i suoi prodotti, liquidi e harware, in modo da certificarne l’originalita’ a garanzia dei nostri consumatori e dei nostri affiliati e distributori. Ma con l’introduzione della tassa sui liquidi, si apre un potenziale mondo per la contraffazione anche di quest’ultimi”.

Nel 2014, più della metà delle 433 autorità locali britanniche coinvolte in un sondaggio hanno segnalato rischi associati a prodotti e-cig di scarsa qualità. In Italia invece, anche a causa di un dibattito tutto spostato sulla fiscalità, del tema le autorità sembrano non occuparsi.

Tra le soluzioni proposte a livello europe c’è quella di una regolamentazione molto restrittiva, che potrebbe passare attraverso la trasposizione della Direttiva “tabacco” a partire dal prossimo anno, che potrebbe poprtare alla standardizzazione delle e-cig e a ridurre i livelli di nicotina nei liquidi. Scelte che invece secondo alcuni esperti del settore potrebero invece dare ulteriore spinta al commercio illecito, vista la volontà degli utilizzatori di accedere a prodotti molto diversi e a prezzi accessibili.

Il momento in cui si rende il prodotto più costoso, quello è il momento in cui il commercio illecito decolla“, ha dichiarato al WSJ Ray Story, chief executive della Tobacco Vapor Electronic Cigarette Association. “E’ solo la punta dell’iceberg”.

Non è d’accrodo Enrico Brivio, portavoce della DG SANCO: “La Commissione non stiam che le nuove misure possano avere effetti sui prezzi, e non c’è prova che le stesse regole possano contribuire a far aumentare il commercio illecito“.

Il dibattito è aperto.

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