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La nicotina ‘made in Liverpool’ e l’occasione persa dall’Italia

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Il più grande impianto d’Europa per la produzione di nicotina ha aperto da pochi giorni a Speke, località ad una quindicina di km da Anfield Road (lo stadio del Liverpool), grazie ad un investimento da quasi €15 milioni, e porterà almeno 150 posti di lavoro nell’area.

L’investimento è stato fatto da Nerudia, una joint venture fondata da due imprenditori che avevano fondato una delle prime società di sigarette elettroniche, che hanno messo in piedi una partnership con Contraf-Nicotex-Tobacco (CNT), una farmaceutica tedesca. I due imprenditori sono David Newns e Chris Lord, che hanno ceduto la loro società C N creative – proprietaria del brand Intellicig, i cui liquidi sono stati brevemente in vendita in Italia nel 2013 – ceduta alla multinazionale British American Tobacco (BAT) nel 2012.

L’impianto effettuerà lo sviluppo, la produzione, l’analisi e la regulatory compliance dei prodotti a base di nicotina, con focus sul mercato delle sigarette elettroniche, per il quale diventerà fornitore di brand primari, mentre invece non è prevista la vendita diretta al consumatore. Nerudia punta su un mercato mondiale che al momento vale €2,45 miliardi e cresce del 70% annuo.

David Newns, CEO di Nerudia ha spiegato al Liverpool Echo:

“La nuova Direttiva UE entrerà in vigore nel 2016, creando una nuovo quadro regolatorio per le e-cigarettes. Molti dei requisiti della nuova regolamentazione ruotano intorno al concetto di ‘qualità’ delle sigarette elettroniche e dei loro contenuti. La conoscenza che abbiamo guadagnato negli ultimi sei anni lavorando coi regolatori del Regno Unito e di altri paesi ci consente di offrire un servizio unico per aiutare le società che dovranno adattarsi al percorso di entrata della nuova regolamentazione”.

“Forniremo ad un mercato in espansione un sistema di outsourcing completo di produzione di nicotina al massimo livello, fornendo liquidi e flaconi, permettrendo così alle società di sigarette elettroniche di focalizzarsi su vendite e marketing in questo settore in crescita. La crescita del mercato dei vaporizzatori è un fenomeno moderno, ma con la crescita è aumentata l’attenzione per concetti come l’innovazione di prodotto, la qualità e l’affidabilità. E’ uno scenario in movimento veloce e continuo, e pochi brand possono avere la possibilità di tenere tutto in house”.

Torsten Siemann, managing director della CNT, ha aggiunto: “Oltre a fornire nicotina ultra pura ‘made in Switzerland’, potremo supportare i nostri clienti nella compliance con la nuova Direttiva UE”. CNT è il più grande fornitore mondiale di nicotina di grado farmaceutico, e opera in tutto il mondo gestendo il prootto si dalla fase agricola. Basata a Heilbronn, Germania, è presente in India, Sudamerica e Africa, e rifornisce alcune delle principali società farmaceutiche e del tabacco con prodotti grezzi o già lavorati.

L’opportunità persa

L’idea dei due imprenditori inglesi, non è una novità, ma il successo delle idee sta poi nella realizzazione. All’inizio del 2013, quando il mercato italiano era ancora in pieno boom – prima della “aggressione fiscale” subita dall’allora governo Letta – un gruppo di aziende italiane leader del settore avevano lavorato su un’ipotesi di progetto che prevedessa la costruzione di un impianto del genere in Italia.

Le ragioni a supporto erano molte: un mercato in crescita esponenziale; il know how nella produzione di aromi per e-cig considerati top nel mondo per qualità; la notevole produzione di tabacco in Italia; la presenza di numerose fabbriche dismesse di tabacco; l’expertise farmaceutico; la possibilità di accedere a fondi UE in alcune aree del paese.

Sul tema furono presi i primi contatti a livello governativo, ma le scelte infauste del governo – che hanno portato ad oggi solo danni e perdita di posti di lavoro nel settore, e zero entrate fiscali (cui si dovrebbero aggiungere le minori entrate da imposte varie) – che all’epoca impose una tassazione identica a quella delle sigarette tradizionali (persino sull’hardware, come ad es. cavi USB e simili), sono diventate un peso insostenibilie e tutto si è fermato, facendo perdere una grande possibilità al paese.

Tempo fa si è parlato di un investimento in Italia da €1 miliardo (probabile esagerazione giornalistica) sulle sigarette elettroniche da parte di BAT –  da tempo presente sul mercato e-cig inglese e non solo – , anche attraverso l’attivazione di partnership con rilevanti istituti scientifici nazionali, tra cui l’Istituto di Ricerca Bio Molecolare di Pomezia (IRBM Scienze Park). Ma dopo l’annuncio dello scorso ottobre, del tema non si è saputo più nulla.

Un progetto, quello delle società italiane, che non sarebbe stato nemmeno in concorrenza con un altro ben più grande in corso di realizzazione a Crespellano (BO) – dove verranno prodotte le cartucce per le cosiddette Heant not Burn (HnB), i nuovi prodotti a tabacco riscaldato della Philip Morris – ma che anzi avrebbe reso l’Italia l’hub dei nuovi prodotti per fumatori. Un’occasione persa quindi, l’ennesima.

2 thoughts on “La nicotina ‘made in Liverpool’ e l’occasione persa dall’Italia

  1. Pingback: Incontro con i pioneri delle e-cig di Liverpool [The Guardian] |

  2. Pingback: A Liverpool, il gigante del tabacco Imperial progetta la sigaretta elettronica del futuro | Les Echos |

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