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Il Giornale della Liguria | Il deputato grillino che spegne le sigarette elettroniche in aula

zolezzi novaping

Oggi, Alberto Zolezzi, medico ospedaliero e deputato del MoVimento Cinque Stelle, risiede per lavoro a Curtatone, in provincia di Mantova, e quindi è eletto conseguentemente nella circoscrizione Lombardia 3, che è quella della parte bassa della regione. Ma Zolezzi è a tutti gli effetti un parlamentare grillino che può considerarsi anche un po’ ligure, insieme ai tre deputati savonesi (Matteo Mantero, Simone Valente e Sergio Battelli) e dopo che si sono perse per strada le due senatrici genovesi Adele Gambaro, eletta a Bologna, e Cristina De Pietro, ligure di nascita e di elezione, approdate entrambe al gruppo misto di Palazzo Madama.

E così la carta di identità di Zolezzi, nato a Lavagna, e la sua storia di medico ed attivista che ha svolto gran parte della sua attività a Sestri Levante e che, appena può, torna nella Bimare, ne fa un rinforzo per le truppe liguri. Lui, del resto, non si risparmia: è uno dei parlamentari pentastellati più attivi in aula e aderisce al movimento per la «decrescita felice», tanto che in campagna elettorale ha spiegato di non avere in casa la televisione, ma di passare le serate leggendo libri e navigando in rete. Insomma, praticamente il grillino perfetto.

In questo quadro, ovviamente Zolezzi non si è nemmeno risparmiato nell’opposizione alla (pessima) legge di riforma del bicameralismo portata avanti da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, introducendo la variabile swappo nell’ostruzionismo contro la legge costituzionale. Nel corso della seduta fiume di Montecitorio sulla riforma costituzionale, sempre intervenendo a norma dell’articolo 8 del regolamento della Camera, sull’ordine dei lavori, Zolezzi ha chiesto al vicepresidente di turno Roberto Giachetti, piddino ma di scuola radicale, il migliore del mazzo dei vice di Laura Boldrini insieme all’azzurro Simone Baldelli, lumi sulle nuvole di vapore che si alzavano in aula durante il dibattito:

«Signor presidente, vorrei che lei si esprimesse sulla possibilità in quest’aula di utilizzare la sigaretta elettronica, nel senso che è noto che non cisono dati scientifici sull’utilità di  questo presidio, anche se chiaramente chi prova ad utilizzarlo lo  fa a buon fine. Però, visto che  alcuni colleghi la stanno utilizzando e che, invece, è dimostrato che aumenta l’inquinamento indoor e,  quindi, riduce la qualità di vita degli ambienti indoor e visto che,  per le scolaresche che entrano a visionare i nostri lavori è un esempio negativo, vorrei che lei si esprimesse…».

Al che, Settimo Nizzi, deputato azzurro, ex sindaco di Olbia e medico di SilvioBerlusconi, ha stretto un patto bipartisan con Zolezzi, quasi un modello di larghe intese sulla salvaguardia  della salute, trasversalissimo, provocando Giachetti, che aveva ironizzato: «Ah,  apriamo un dibattito su questo fatto fondamentale…». Al che Nizzi ha ribattuto:  «Presidente, mi scusi se la disturbo. Lei fuma e magari vorrebbe continuare…». E Giachetti: «Sì è  vero, ma non la sigaretta elettronica! Io fumo il sigaro e qui non lo posso fumare, quindi non ho proprio questo problema». Finchè Nizzi, seguendo la strada aperta da Zolezzi, ha chiesto di identificare immediatamente il responsabile della sicurezza dell’aula di  Montecitorio: «Siccome è vietato fumare in ambienti pubblici e questo è un ambiente pubblico, deve essere indicata una persona che verifichi che non si continui a fumare dentro quest’aula». Battaglia, quella di Zolezzi e Nizzi, andata a buon fine, visto che  Giachetti ha accettato il consiglio:

«Informerò immediatamente il  presidente della Camera che trasferirà ovviamente la questione ai deputati questori, che sono coloro che hanno il compito di  occuparsi dell’ordine e della sicurezza nell’aula».

E fra loro c’è un altro ligure, stavolta d’adozione, come Gregorio Fontana, un altro mago dei regolamenti parlamentari che ha casa e cabina a Monterosso. Piccola curiosità: Zolezzi e Nizzi, uno pentastellato e l’altro azzurro, sono i due deputati con il maggior numero di «zeta»  a disposizione sulla carta di identità, cinque in due. E un po’ questa battaglia ricordava quelle di Zorro. Con la «Z» ricamata negli uffici di  Laura Boldrini.

Fonte: Massimiliano Lussana – Il Giornale della Liguria

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