Policy/Salute

Camera, guerra sulle sigarette elettroniche. Ma il problema è l’educazione

camera rissa

Ancora una seduta-fiume e alla Camera scoppia una guerra sulle sigarette elettroniche. Ma non per qualche emendamento, bensì perché a causa di qualche deputato svapatore qualcuno decide di lamentarsi: “E’ dimostrato che questa pratica aumenta l’inquinamento ‘indoor’, e non è un bell’esempio per le scolaresche che vengono ad assistere dalle tribune i nostri lavori“, fa notare stizzito l’on. Andrea Zolezzi del Movimento 5 stelle (dimenticando la rissa del giorno prima, certamente molto più diseducativa), che per l’occasione trova sponda in Forza Italia, nello specifico l’on. Settimo Nizzi. Quest’ultimo dichiara: “La sigaretta elettronica al chiuso non si usa… Chi e’ responsabile del rispetto della normativa antifumo?“.

Il problema è che gli on. Zolezzi e Nizzi non sono a conoscenza del fatto che il divieto di fumo nulla ha a che fare con le sigarette elettroniche, che peraltro non emettono alcun “vapore passivo” che possa mettere a rischio la salute altrui: secondo infatti uno studio del 2014 Roswell Park Cancer Institute di Buffalo, negli Stati Uniti, e pubblicato su Nicotine and Tobacco Research, la sigaretta elettronica “non rilascia nell’ambiente alcuna sostanza tossica di combustione, mentre i livelli di nicotina sono 10 volte inferiori a quello delle sigarette di tabacco”. In pratica il problema del “fastidio” da vapore in aula a Montecitorio è identico a quello derivante da 50 deputati che si lavino poco. Un problema quindi di educazione più che di salute. Ma le campagne mediatiche anti e-cig di questi ultimi due anni hanno chiaramente creato convinzioni spesso errate.

Del resto, il tema dei divieti sulla sigaretta elettronica è uno tra i più dibattuti a livello internazionale, ma una volta tanto l’Italia si dimostra all’avanguardia per quanto riguarda la regolamentazione di un prodotto esistente di fatto sul mercato in maniera diffusa solo dal 2009. Negli ultimi anni infatti, su iniziativa del Ministero della Salute, sono stati previsti il divieto di vendita ai minori di 18 anni, limitato lo “svapo” in alcune aree sensibili (all’interno e all’esterno di ospedali, scuole e università) e regolamentata la pubblicità delle e-cig, un tema questo su cui l’Italia è arrivata prima al mondo.

I divieti di “svapo” ci sono, basta applicarli

A 10 anni dall’approvazione della legge Sirchia, che nel 2005 ha introdotto il divieto di fumo nei locali pubblici, il calo dei fumatori è stato del 6,5%. Un calo aiutato anche dalla diffusione delle sigarette elettroniche. Nel 2013 però un emendamento approvato nel corso dell’iter di conversione del DL “IVA e Lavoro” (Legge 99/2013) aveva esteso la legge Sirchia anche alle e-cig, provocando molte polemiche tra i tanti che usano le e-cig come supporto per smettere di fumare.

La norma in questione è stata poi modificata – anche a causa della difficile applicazione – dal DL “Istruzione” del settembre 2013, che ha introdotto uno specifico divieto di “svapo” presso ospedali e luoghi di istruzione e rispettive pertinenze durante la conversione del DL è stato approvato un emendamento che ha eliminato l’estensione della legge Sirchia alle e-cig, avendo valutato che il divieto assoluto avrebbe spinto molte persone a tornare alle sigarette tradizionali.

Di conseguenza, ad oggi il divieto di utilizzo nei luoghi pubblici risulta tassativo solo presso ospedali, scuole ed università, mentre in altri locali aperti al pubblico come bar e ristoranti la decisione spetta ai gestori, che hanno esercitato pienamente questo diritto nel caso di cinema e teatri, anche ai fini di non arrecare disturbo alla visione dello spettacolo. Lo stesso per i mezzi di trasporto: gli operatori hanno infatti imposto il divieto su treni e aerei. Divieto previsto anche all’interno del Senato da un’apposita ordinanza dei Questori.

Per quanto riguarda i luoghi di lavoro, secondo l’interpello 15/13 del ministero del Lavoro, in risposta al quesito posto dall’Abi alla luce della presenza di nicotina nelle e-cig, fino ad ora «non sono riportati effetti univoci certi sull’impatto sulla salute degli ambienti chiusi del particolato inalato con l’uso della sigaretta elettronica […]» ma per l’utilizzo di queste sigarette sul lavoro serve una valutazione di specie sulla pericolosità del singolo prodotto, con via libera al fumo possibile «solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti». Un chiarimento, quest’ultimo che spiega perché per il datore di lavoro sia più semplice vietarne l’utilizzo per scelta personale.

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Divieti, pro e contro

In prima fila sui divieti c’è ovviamente l’ex ministro della Sanità e attuale presidente della Consulta nazionale sul Tabagismo, Girolamo Sirchia: «Non è certo una immagine edificante quella di una persona che fuma, anche se si tratta di una sigaretta finta». Il farmacologo e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Silvio Garattini, ha invece sottolineato a suo tempo l’assenza di dibattito sul tema. «Il punto è che viviamo in un Paese in cui non esistono più regole né consultazioni»

Tra i favorevoli alle e-cig c’è l’oncologo Umberto Veronesi, che ha più volte dichiarato che le sigarette elettroniche sono utili per ridurre il numero dei fumatori e bilanciano qualche rischio con i grandi benefici. Come il fondatore dello Ieo – Istituto europeo di oncologia la pensa anche Riccardo Polosa dell’Università di Catania, esperto internazionale per la terapia del tabagismo: «Sono attonito dal fatto che colleghi blasonati affermino la pericolosità per la salute». Polosa ritiene invece giusto il divieto delle sigarette elettroniche dentro le scuole: «Perché l’atto del fumare è diseducativo». Ma resta il dato di fatto, sostiene Polosa, che a giudizio di molti esperti internazionali la sigaretta elettronica è una porta di uscita, non di entrata al fumo convenzionale.

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Il punto sugli studi

Due degli studi più recenti sulle sigarette elettroniche che hanno avuto vasta eco mediatica, uno che parlava della presenza di formaldeide (sostanza cancerogena) nelle e-cig e un altro sui possibili danni alle vie respiratorie, il primo è stato smentito dallo stesso autore in un’intervista al NY Times, il secondo invece ha subito notevoli critiche a causa di una metodologia apparsa errata a molti esponenti della comunità scientifica.

Qualche problema potrebbe prospettarsi invece con le sigarette di “nuova generazione” appena arrivate sul mercato nazionale, definite dal recente Dlgs “tabacchi” non come un «prodotto da fumo» ma come un «prodotto da inalazione», che consente quindi ad un prodotto che contiene tabacco di non dover rispettare i divieti di fumo, e che secondo le ricerche della Lega Italiana Anti Fumo (LIAF Onlus), fatto 100 il rischio della sigaretta convenzionale, le sigarette elettroniche si attestano su un valore pari a 4, mentre le nuove sigarette a tabacco riscaldato si attesterebbero intorno a 25.

E’ dello scorso novembre invece la pubblicazione del primo studio clinico sull’e-cig, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Centro antifumo del San Giovanni Bosco di Torino che sperimenta l’efficacia dell’uso della sigaretta elettronica nella disassuefazione dall’abitudine al fumo. Secondo Walter Ricciardi Commissario straordinario dell’Istituto Superiore di Sanità, lo studio “mostra in particolare l’importanza di usare la sigaretta elettronica come strumento di disassuefazione in ambito sanitario. La sua efficacia, infatti, è legata al suo corretto uso che permette, nei forti fumatori, di assimilare la giusta quantità di nicotina per evitare nel paziente tossicità da eccesso o crisi di astinenza”.

Proprio nella giornata di ieri l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un comunicato intitolato “Quello che tutti dovrebbero sapere sull’e-cig” in cui evidenzia che le e-cig potrebbero essere meno dannose per la salute rispetto alle sigarette convenzionali e gli altri prodotti del tabacco, sottolineando però la necessità di trovare ulteriori conferme attraverso studi e ricerche.

Secondo il dottor Konstantinos Farsalinos, considerato da molti il maggior esperto mondiale sul tema: “Gli studi a lungo termine non possono essere condotti prima che siano trascorsi 10-15 anni. Tuttavia, i dati attualmente disponibili indicano prove sufficienti per sostenere che il passaggio dal tabacco alla sigaretta elettronica può essere benefico per la salute. Le autorità sanitarie dovrebbero basare le proprie decisioni sulle evidenze scientifiche”.

8 thoughts on “Camera, guerra sulle sigarette elettroniche. Ma il problema è l’educazione

  1. Corretto onorevole, consideri però che non potevamo fare una rassegna scientifica. In ogni caso, ecco uno studio anche più recente: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935114003089
    Questo studio appena pubblicato su “Environmental Research” è il primo a misurare gli effetti delle e-cig in condizioni realistiche. Ha dimostrato che nelle case dei fumatori la nicotina “sospesa” era 5.7 volte quella in caso di uno svapatore e che c’è “scarsa evidenza di esposizione passiva al vapore rilasciato dalle e-cig in condizioni reali”.
    Ve ne sono ovviamente anche altri e provvederemo anche a scriverne. Il punto vero è che mentre dovrebbe essere l’educazione a prevenire certi deputati dallo svapare in un’aula piena (ma il principio sarebbe lo stesso nel caso non si facessero la doccia), allo stesso tempo certi attacchi ingiustificati alla sigaretta elettronica stanno spingendo molti fumatori a rimanere attaccati allle sigarette tradizionali o addirittura a ritornarci.
    A supporto di questa affermazione la invitiamo a leggere questo editoriale del dott. Michael Siegel, luminare della lotta al fumo, ma potremmo indicarle molte altre opinioni simili (e sicuramente ce ne sono anche contrarie, prive però di evidenze scientifiche, e lontane dalla realtà di chi non fuma più o fuma meno grazie alle e-cig): https://agivapenews.com/2015/02/13/siegel-sigarette-elettroniche-salvando-vite/

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  2. Possiamo poi segnalarle lo studio del Dr. Konstantinos Farsalinos, esperto mondiale riconosciuto sul tema. Secondo il suo studio lo “svapatore passivo” potrebbe arrivare ad inalare sino a 0.025 mg di nicotina in un giorno. Ma, sottolinea, la European Food Safety Authority (EFSA) ha stabilito che il livello minimo che una persona deve assorbire per potersi assistere ad un qualsiasi effetto biologico (di solito un aumento del battito cardiaco) è di 8 mg/kg: http://www.ecigarette-research.com/web/index.php/2013-04-07-09-50-07/2014/184-passive-vape
    Al riguardo, sarebbe facile assorbire più nicotina in un giorno semplicemente mangiando cibi (sani) che ne presentano, quali patate, pomodori e melanzane.

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