Opinioni

Sigarette elettroniche. Perché multinazionali e tabaccai faranno bene allo svapo

La notizia arrivata dalla Francia dello sbarco della multinazionale Imperial Tobacco, attraverso la sua controllata Fontem Ventures, nel mercato della sigaretta elettronica arriva come una ventata di aria fresca – anzi, di vapore – per questo settore.

Il bombardamento di notizie legato a questo nuovo prodotto è ormai quotidiano [di qui anche la nascita di AgivapeNews] tra studi – o meglio, titoli di giornale su studi – che dicono che fanno male, a volte smentiti persino dagli stessi autori, e altri che invece ne decantano le caratteristiche di strumento utile come supporto anche a smettere di fumare (si veda al riguardo la sperimentazione curata dall’Istituto Superiore di Sanità). A queste news si aggiungono poi quelle provenienti dall’Europa e da oltre oceano sul problema regolamentazione: divieto di vendita a minori, svapo nei luoghi chiusi, pubblicità, ecc.

Il dibattito italiano

Negli ultimi 18 mesi in Italia il tema e-cig ha ruotato principalmente intorno alla questione fiscale. Corsi, controricorsi, lobby, e chi più ne ha più ne metta. A seguito dell’emanazione da parte del Governo del Dlgs “tabacchi” che ha riformato il sistema fiscale per le e-cig (e avviato quello per le Heat not Burn), e dopo la Determina dell’ADM che ha stabilito la presunta equivalenza (€3,73 per 10ml di e-liquid), di fatto dallo scorso 21 gennaio la situazione fiscale è ormai definita (potrebbe ancora intervenire il TAR Lazio, ma – come diceva un noto sottosegretario – “In Italia un TAR non si nega a nessuno“).

Non solo. Grazie al lavoro del Ministero della Salute e delle associazioni di settore, l’Italia è anni avanti rispetto agli USA e al resto d’Europa sul tema delle regole. Infatti, nel nostro paese è in vigore il divieto di vendita ai minori; esiste un sistema di autorizzazioni e controlli sulle produzioni di liquidi; le etichettature seguono norme molto restrittive, la pubblicità è regolamentata (ad es. vietata in certe fasce orarie, ecc.); il divieto di svapo è previsto in alcune aree (scuole, ospedali, ecc.) e ed è in piedi un sistema di autoregolamentazione controllata in altri (cinema, teatri, ecc.). Non è quindi assolutamente quel far-west che ogni tanto qualcuno – tecnicamente ignorante della situazione italia – vorrebbe far pensare.

L’importanza delle multinazionali

Secondo quanto reso noto in Francia, Fontem Ventures metterà in vendita le proprie e-cig attraverso la rete dei tabaccai. Una scelta forte, e forse anche inevitabile per una società la cui controllante fa comunque il suo business tutto attraverso questa rete. Le scelte di ITG però – sia del lancio di una sigaretta elettronica che anche discussa da parte della FIVAPE – la federazione francese inteprofessionale del vapore – che ha criticato la presunta contraddizione di “avere a cuore la salute degli utenti e contemporaneamente continuare a vendere prodotti a base di tabacco“. Un’affermazione genuina, ma anche ideologica, purtroppo. Se chi vende qualcosa che fa male – è scritto sui pacchetti “il fumo uccide” – attraverso un business legale (l’alternativa sarebbe un boom del contrabbando), si avvia ad un business che invece aiuta i fumatori (che hanno un vizio) a star meglio, è errato dar ed esso addosso.

Proprio l’assenza delle multinazionali dal mercato, e la contrapposizione frontale con i tabaccai, è stata la causa (insieme ad una campagna mediatica aggressiva) dello sboom del mercato delle sigarette elettroniche in Italia e di molti dei problemi esistenti. Nonostante siano da molti descritte come il diavolo, se pensiamo anche solo all’Italia, le multinazionali versano nelle casse dello Stato circa €10 miliardi, e lo fanno grazie alla rete di vendita di 55mila tabaccai sparsi su tutto il territorio.

L’assenza delle stesse multinazionali nelle e-cig, forti contribuenti ben conosciuti dallo Stato, è stato invece un problema per un Stato come il nostro, diffidente della libera impresa e di ogni innovazione, salutare o no. A ciò si è aggiunto che i tabaccai hanno vissuto la sigaretta elettronica con rigetto, anche comprensibilmente. La legge infatti preveniva loro di vendere le e-cig, e di lì il boom di migliaia di negozi spuntati in maniera finanche disordinata, che hanno creato “allarme sociale” (assurdo ma è un fatto) e hanno provocato la reazione della FIT (Federazione Italiana Tabaccai) e non solo, portando dopo un lungo processo alla situazione attuale. Un problema comunque risolto dalla Legge 99/2013, che consente la vendita di e-cig da parte dei tabaccai. Laddove invece tutta questa contrapposizione non c’è stata – vedi la Germania – il mercato vive un boom continuo.

Perché i tabaccai possono aiutare il successo dello svapo

Se la scelta di Imperial Tobacco – e probabilmente di altre multinazionali – avrà seguito in Italia, con le sue sigarette elettroniche in vendita nei tabaccai di tutta Italia, come probabile, ciò potrà essere visto solo come un bene per il settore e per i consumatori. I prodotti da svapo infatti, devono essere il più accessibili possibili e con prezzi adeguati. I tabaccai consentiranno al prodotto di diffondersi, specie se gli stessi comprenderanno che vendendo una e-cig, una ricarica o dei liquidi consentirebbe loro di guadagnare tre o quattro volte quello che fanno con un pacchetto di sigarette tradizionali. In un mercato in cui le entrate sono destinate inevitabilmente a calare una possibilità del genere è certamente importante.

Non solo. Grazie ai tabaccai, il prodotto potrà diffondersi su tutto il paese, soddisfacendo le necessità di tantissimi consumatori ancora alieni dalgli acquisti via web (in fondo siamo uno dei paesi più arretrati d’Europa su questo) o che ancora non si sono avvicinati al prodotto. Ma proprio la presenza del prodotto dai tabaccai potrebbe diventare un vantaggio anche per gli attuali negozi di e-cig. Questi infatti sono gestiti da professionisti, consulenti dello svapo, capaci di consigliare il cliente su aromi, gradazioni, hardware, ecc., che potrebbero iniziare ad avere accesso a consumatori che magari si avvicineranno al prodotto attraverso una cigalike, ma che poi potrebbero volere qualcosa di diverso, oppure no. Ma di fatto il business diventerebbe assolutamente complementare e proficuo per tutti (anche per lo Stato, viste le tasse), superando quella contrapposizione che ha fatto male ai tabaccai (arrabbiati per le entrate perse), ai negozianti e-cig (che hanno chiuso in massa) e – principalmente – allo svapo.

Attegiamenti ideologici contro uno sviluppo del genere oltre ad essere errati sono anche miopi.

 

Francesco Marini – AgivapeNews

3 thoughts on “Sigarette elettroniche. Perché multinazionali e tabaccai faranno bene allo svapo

  1. Pingback: Problemi in Italia per la iQOS di Philip Morris |

  2. Pingback: E-cig, quando l’industria sceglie i tabaccai: un vantaggio per tutti |

  3. Pingback: FIT News – Sigarette elettroniche: arrivano i controlli in tabaccheria |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...