Rassegna

Sigarette elettroniche, ecco gli studi che le “scagionano”

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Il magazine online Panorama.it torna sul tema sigarette elettroniche, dopo che sabato scorso era intervenuto con un titolo pesante sul tema parlando di prodotto canceroso più pericoloso addirittura delle sigarette tradizionali.

Nel pezzo odierno invece, viene fatto un quadro che de “Gli studi che le “scagionano”, sottolineando anche come il prodotto in questione sia pienamente regolamentato in Italia a differenza di alòtri dove il dibattito è molto “caldo”, come ad esempio negli USA.

Dopo l’articolo pubblicato su Panorama.it, relativo allo studio della Portland State University, riportato sul New England Journal of Medicine, ecco le smentite. Ad essere contestato, infatti, è il presunto effetto cancerogeno della formaldeide, contenuta sia nelle sigarette comuni sia in quelle elettroniche e che, ad alta pressione, nelle e-cig sarebbe superiore da 5 a 15 volte rispetto al tabacco tradizionale.

Il dibattito

Il New York Times, con un articolo firmato da Joe Nocera, partendo dallo studio, sottolinea come ci siano molti dubbi su ricerche del genere, anche e soprattutto per l’impatto che queste hanno sulla percezione stessa delle sigarette elettroniche. Ogni anno – ricorda Nocera – 480 mila americani muoiono per gli effetti del fumo. In realtà a nuocere sarebbe il tabacco, più che la nicotina.

Se per Stephen Hecht, chimico della University of Minnesota ed esperto indipendente del campo, ha giudicato lo studio di Portland come una “potenziale bandiera rossa”, lo stesso Hecht ha anche aggiunto: “Non credo che sappiamo ancora abbastanza sull’argomento. C’è una grande varietà di queste sigarette e di modi di utilizzo“. Critico nei confronti della ricerca pubblicata dal New England Journal of Medicine è l’italiano Riccardo Polosa, esperto internazionale di tabagismo e autore del primo studio clinico in Europa sulle sigarette elettroniche. Per il professore, primario di Medicina Interna del Policlino di Catania e direttore scientifico della LIAF, la Lega Italiana Anti Fumo, “Lo studio si basa sulla valutazione di soggetti che svapano in condizioni non realistiche. In condizioni normali invece, ossia a bassi voltaggi, non viene prodotta alcuna formaldeide, mentre vengono misurati livelli di formaldeide importanti in condizioni di uso altamente improbabili e non assolutamente realistiche (cioè ad alti voltaggi)”. “In queste ultime condizioni, il surriscaldamento prodotto è tale da danneggiare l’atomizzatore e da generare un vapore dal gusto orribile che lo svapatore non è in grado di tollerare. Pertanto, continua a non esistere un rischio aumentato di cancro al polmone quando le e-cig vengono utilizzate in condizioni di uso normali. Piuttosto, notiamo una continua insistenza ad utilizzare in maniera non realistica le sigarette elettroniche per le valutazioni scientifiche“.

E cig per smettere di fumare?

Se Ron Chapman, direttore del California Department of Public Health, teme che le e-cig possano far avvicinare al mondo del fumo molti giovani, vanificando gli sforzi delle campagne anti-sigarette degli ultimi 20 anni, le associazioni che riuniscono il mondo delle sigarette elettroniche sottolineano invece i benefici che le e-cigs possono portare in chi vuole smettere di fumare le “bionde” tradizionali o in chi proprio nello “svapo” trova un’alternativa meno nociva del tabacco.

Si colloca in questa direzione uno studio, condotto dall’Istituto Superiore della Sanità e dal Centro Antifumo del San Giovanni Bosco ASL TO 2, che sperimenta l’efficacia della sigaretta elettronica nella disassuefazione all’abitudine al fumo. Dopo aver preso in esame 34 forti fumatori, che non erano riusciti a smettere di fumare in alcun modo, Maurizio Dall’Acqua, Direttore Generale ASL TO 2, è arrivato a questa conclusione:”La sigaretta elettronica inserita in una specifica metodologia clinica, come alternativa ai mezzi tradizionali per smettere di fumare, permette di migliorare il supporto tecnico-sanitario per i fumatori più resistenti”.

Differenze tra Italia, Europa e Usa

Un’importanza particolare va attribuita, nel dibattito sulle e-cigs, ai diversi contesti normativi esistenti. In particolare, l’Italia si distingue in questo momento per maggiore presenza di regole e chiarezza rispetto agli Stati Uniti, dove invece la legge in materia di fumo elettronico è ancora molto carente. Ad esempio, nel nostro Paese vige il divieto di vendita per i minori, l’etichettatura deve seguire regole precise, così come la pubblicità (ad esempio soltanto in certe fasce orarie, se si tratta di tv). E’ poi vietato fumare sigarette elettroniche in alcune aree pubbliche, come scuole o ospedali, e la produzione dei liquidi per lo “svapo” deve seguire autorizzazioni e controlli precisi. Tutte regole che non possono essere eluse nel mercato tradizionale, meno invece in quello online, più diffuso negli Usa.

4 thoughts on “Sigarette elettroniche, ecco gli studi che le “scagionano”

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