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Imposta e-cig, il Consiglio di Stato revoca la sospensiva per un gruppo di aziende

consiglio di stato

Brutta notizia per il settore sigarette elettroniche, o almeno per una parte di esso. La decisone risale allo scorso 12 gennaio: la IV sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal presidente Riccardo Virgilio, ha infatti revocato per un gruppo di piccole e medie aziende – su richiesta dell’Avvocatura di Stato – la “misura cautelare [del regime di tassazione delle e-cig] disposta in primo grado subordinatamente alla prestazione della cauzione fideiussoria“, dando ordine alle “appellanti società [di] comunicare all’amministrazione medesima i dati relativi alle vendite cui commisurare l’imposta“.

Le aziende in questione sono Bellini S.r.l., Fumador Srl, New Smoke Network Srl, Flavourland Srl, Vaporart Srl, Biofumo Srl, 7heaven Sas, Italeco Srl, Vivilavi’ Srl, Datastore Srl, Flatech Srl, Bandz Srl, Dea Flavor Srl (aziende che fanno riferimento a Assifel di Fiesel Confesercenti), rappresentate dallo studio dell’avv. Massimiliano Nicodemo.

La revoca della sospensiva non riguarda quindi le altre aziende che hanno ottenuto la sospensiva condizionata e che fanno capo ad Anafe Confindustria, per le quali non è stata ancora calendarizzata la discussione del relativo provvedimento.

Un problema in più quindi per il settore e-cig, con le 12 aziende coinvolte dalla decisione del CdS che si troveranno ora ad affrontare un contenzioso con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in relazione all’imposizione fiscale sui prodotti venduti nel 2014, che ammontava (la norma è cambiata per il 2015) al 58,5% del prezzo su e-liquids e hardware. Un contenzioso che potrebbe mettere a rischio la vita stessa delle aziende in questione, oltre a creare ulteriori problemi ai negozi che hanno acquistato da aziende non deposito fiscale.

La questione rimane comunque aperta, anche perché nei prossimi mesi è attesa sul tema la decisione della Corte Costituzionale.

La sospensiva decisa dal TAR e il rinvio alla Corte

  • Con il Decreto Legge 76/203 (convertito in legge n.99/2013) il Governo ha di fatto equiparato le sigarette elettroniche a quelle tradizionali, decidendo di applicare lo stesso livello impositivo su liquidi (con e senza nicotina) e hardware, e lo stesso tipo di regole (depositi fiscali, autorizzazione, regime tariffario dei prezzi). In fase di conversione del Decreto erano stati anche applicati i divieti di “fumo” e di pubblicità delle e-cig, poi abrogati con successivo provvedimento (che nel caso della pubblicità ha istituito una regolamentazione).
  • Il Decreto Ministeriale relativo è però arrivato nel mese di dicembre, e l’ADM non ha poi provveduto a rilasciare le necessarie autorizzazioni all’istituzione dei depositi fiscali, di fatto bloccando l’attività delle aziende. Di lì, a partire da gennaio, è partita una serie di ricorsi al TAR con una prima sospensiva decisa il 21 gennaio 2014 – su azione delle aziende aderenti ad Anafe Confindustria – che ha definito uno stop al regime autorizzatorio, esteso anche agli aspetti fiscali. Non solo.
  • Lo scorso 3 aprile il TAR ha deciso di rimettere all’esame della Corte Costituzionale le norme del DM 16.11.2013 relative alle e-cig. Per il Tar la sospensiva è dovuta in quanto la normativa in questione “non delinea in maniera sufficientemente determinata la base imponibile”. In più “consente l’applicazione di un’aliquota unica e indifferenziata in relazione a una serie eterogenea di sostanze e di beni aventi uso promiscuo” [ad esempio cavi USB, batterie, custodie, ecc.]. Si tratta pertanto di norme che presentano “profili di irragionevolezza tali da giustificare la sottoposizione della relativa questione alla Corte costituzionale”. Infine è stata rilevata, sempre a proposito dei due provvedimenti incriminati, “l’irreparabilità del pregiudizio allegato dalle società ricorrenti”, la quali avevano appunto sottolineato il rischio di dover abbasser le saracinesche.

Il provvedimento del Consiglio di Stato

  • La sospensiva del TAR era stata poi confermata dal Consiglio di Stato, che l’aveva però condizionata al versamento di adeguata garanzia cautelare. Decisione arrivata anche perché sulla tassazione e-cig è attaccata una copertura di €117 milioni per la Legge 99/2013, che senza una sospensiva “non condizionata” avrebbe costretto il Governo ad un provvedimento immediato per supplire alle mancate entrate, che rimangono comunque in sospeso e comunque ormai di assai improbabile riscossione a causa del crollo del mercato dovuto proprio alla tassazione in questione. Non essendo però state presentate adeguate garanzie cautelari, su richiesta dell’Avvocatura di Stato il Consiglio di Stato è intervenuto a revocare la sospensiva per le aziende di cui sopra, lasciando per ora in piedi il provvedimento per altre quattro.
  • La questione rimane quindi di fatto in un limbo, con la Corte Costituzionale che dovrà intervenire nei prossimi mesi e il recente Dlgs Tabacco che ha rivisto l’intero sistema di tassazione sulle e-cig, dando in gran parte ragione alle contestazioni delle aziende.
  • Un limbo che potrà probabilmente essere risolto solo con un provvedimento di “soluzione del contenzioso” che possa consentire alle aziende di mettersi pienamente in regola.

Nel frattempo, il successivo provvedimento dell’ADM, che ha stabilito il livello di tassazione delle e-cig sulla base di un principio di equivalenza – per il quale però non esiste alcun standard scientifico o industriale – aprirà probabilmente presto un nuovo contenzioso, in quanto, anche se nel frattempo varie aziende hanno deciso di mettersi in regola, le stesse sono pronte a ricorrere al TAR.

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