Salute

E-Cig, studio dagli Usa: “Fanno male”. Dall’Italia: “No, vanno usate bene”

Dal New England Journal of Medicine arriva la notizia che nel vapore delle sigarette elettroniche ci sarebbe formaldeide. Il prof. Riccardo Polosa (Universita di Catania) risponde: “Si continua a fare ricerca in maniera non realistica. Così non si raggiungono valutazioni scientifiche credibili”.

Ieri la notizia relativa alla delibera dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli che per gli operatori del settore riuniti in Anafe-Confindustria distruggerà definitivamente il settore delle sigarette elettroniche, oggi una lettera pubblicata nell’ultima edizione della rivista scientifica New England Journal of Medicine (NEJM) scritta dai ricercatori della Portland State University che affermano che, se riscaldati e succhiati profondamente, i vapori contenenti nicotina nelle sigarette elettroniche possono formare formaldeide. Un prodotto a cui sembra, ormai da due anni, non si voglia dare tregua ma che, nonostante tutto, resiste sul mercato come soluzione alternativa per ridurre i danni causati dal fumo tradizionale.

Secondo lo studio della Portland State University dunque, alcune sigarette elettroniche, che permettono di raggiungere temperature alte, potrebbero rilasciare più formaldeide, una sostanza chimica che provoca il cancro, rispetto alle “bionde” tradizionali. I risultati non provano che le e-cig sono migliori o peggiori delle sigarette tradizionali, viene infatti precisato che il fumo di tabacco contiene decine di sostanze che possono causare il cancro, ma ciononostante la ricerca evidenzia una sostanziale scarsità di dati scientificamente rilevati in merito alla sicurezza delle sigarette elettroniche.

E’ una potenziale bandiera rossa“, ha detto Stephen Hecht, chimico della University of Minnesota ed esperto indipendente interpellato per commentare lo studio. “In alcune condizioni, le e-cig – ha continuato – possono generare più formaldeide di quanto si vorrebbe. Ma non credo che sappiamo ancora abbastanza sull’argomento. C’è una grande varietà di queste sigarette e di modi di utilizzo“.

Uno studio realizzato precedentemente, per esempio, aveva rilevato che le e-cig generano meno formaldeide rispetto alle sigarette normali, ma questa ricerca si era focalizzata solo sul vapore generato dalle sigarette elettroniche. Lo studio della Portland State University, invece, ha esaminato anche le particelle liquide contenute nel vapore.

Dall’Italia arriva la voce del professor Polosa, direttore scientifico della LIAF, Lega Italiana Anti Fumo, primario di Medicina Interna nel Policlinico Universitario di Catania e considerato l’autore più produttivo al mondo nel campo della ricerca applicata sulla sigaretta elettronica.

“Lo studio si basa sulla valutazione di soggetti che svapano in condizioni non realistiche. In condizioni normali invece, ossia a bassi voltaggi – spiega il professore – non viene prodotta alcuna formaldeide, mentre vengono misurati livelli di formaldeide importanti in condizioni di uso altamente improbabili e non assolutamente realistiche (cioè ad alti voltaggi)”.”In queste ultime condizioni, il surriscaldamento prodotto è tale da danneggiare l’atomizzatore e da generare un vapore dal gusto orribile che lo svapatore non è in grado di tollerare. Pertanto, continua a non esistere un rischio aumentato di cancro al polmone quando le e-cig vengono utilizzate in condizioni di uso normali. Piuttosto, notiamo una continua insistenza ad utilizzare in maniera non realistica le sigarette elettroniche per le valutazioni scientifiche”.

Come affermato in altre occasioni dal Commissario straordinario dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, per prendere decisioni sulla sigaretta elettronica la ricerca è importante e necessaria perché consente di comprendere i limiti e le opportunità offerte da questo strumento. In particolare va tenuta in considerazione l’importanza di usare la sigaretta elettronica come strumento di disassuefazione in ambito sanitario, la cui efficacia è legata al suo corretto utilizzo.

 

2 thoughts on “E-Cig, studio dagli Usa: “Fanno male”. Dall’Italia: “No, vanno usate bene”

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