Rassegna/Salute

MF | Studio torinese con le sigarette elettroniche. Il 50% ha abbandonato il vizio

Chi non ha interrotto, ha quantomeno diminuito a meno di 6 al di

Buone notizie per i fumatori incalliti. Un uso corretto e guidato della sigaretta elettronica può condurre un soggetto su due all’abbandono di quella tradizionale, con una significativa riduzione del danno respiratorio. È questo uno dei dati più importanti emersi dallo studio clinico condotto dai ricercatori dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Centro antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

In Italia ci sono 11,3 milioni di fumatori, di cui solo 38 mila circa si recano ai Centri antifumo per cercare di smettere. In base ai dati del ministero della Salute ogni anno si verificano circa 80 mila decessi per problematiche legate a questo vizio, con un costo stimato per le patologie che supera 7 miliardi. Un problema sociale ed economico che richiede quindi un approccio il più possibile efficace e tempestivo.

È bene ricordare che i responsabili dei tumori respiratori sono i prodotti della combustione del tabacco, un rischio che viene azzerato nella sigaretta elettronica in quanto in essa non brucia tabacco ma viene vaporizzata la nicotina a 70°», spiega Fabio Beatrice, direttore del Centro antifumo del San Giovanni Bosco di Torino. H trial ha coinvolto 34 fumatori di età media di 40 anni che consumavano circa 20 sigarette al giorno da almeno vent’anni.

I pazienti sono stati accuratamente visitati ed è stato misurato il monossido di carbonio nel fiato espirato quale marcatore dell’assorbimento dei prodotti di combustione della sigaretta e quindi del danno respiratorio. L’équipe sanitaria ha poi fornito il kit con la sigaretta elettronica spiegando il corretto utilizzo dello strumento.

«Il fatto che tutti i soggetti coinvolti utilizzassero lo stesso strumento è stato molto importante perché di quel tipo di sigaretta elettronica conosciamo le caratteristiche, di performance e di tossicità e questo ci permette di effettuare un’analisi omogenea», prosegue Beatrice.

Dopo quattro mesi dall’ini/io dello studio il 50% dei fumatori è passato all’uso esclusivo della sigaretta elettronica. Il 26% non è riuscito a smettere ma ha ridotto il numero di sigarette da 26 a 6 al giorno in media, con un conseguente beneficio in termini di monossido di carbonio nell’espirato, passato dal 3,33% all’I,65%. Il rimanente 24% dei fumatori ha adottato un comportamento misto passando da una media di 22 sigarette a meno di 3 al giorno con una riduzione del monossido di carbonio dal 2,93% allo 0,72%, molto vicino ai livelli di normalità che in un non fumatore si stimano fra 0,3% e 0,5%. La sigaretta elettronica non deve essere vista come un farmaco bensì come uno strumento per modificare un comportamento dipendente e favorire la disassuefazione dal fumo», precisa Beatrice.

«Ecco quindi che il prossimo passo dello studio sarà quello di ridurre in modo scalare la quantità di nicotina assunta dai pazienti per ridurre in modo significativo anche il rischio di danno al sistema cardiovascolare veicolato da questa sostanza».

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