Tabacco

Sole 24 Ore | Philip Morris, «iQos» pronta al debutto in Italia

Philip Morris

Il prodotto inizierà il test di mercato in Italia giovedì prossimo. Eppure i primi risultati che arrivano dalla città giapponese di Nagoja restituiscono un certo ottimismo sul futuro dello stabilimento bolognese di Crespellano, che in futuro potrebbe anche aggiungere nuove linee di produzione rispetto a quelle già previste dal piano di 500 milioni di investimenti. Philip Morris lancia il 20 di novembre a Milano iQos, la sigaretta che non brucia tabacco, ma che punta a distinguersi dalle tradizionali elettroniche presenti sul mercato.

Le tabaccherie della città lombarda e della sua provincia offriranno un prodotto composto da un dispositivo elettronico ricaricabile che scalderà il tabacco e da un pacchetto di stick molto simili a una sigaretta: si tratta di un test dalla durata semestrale su cui si baseranno i piani di Philip Morris per la commercializzazione europea del prodotto (con lo sguardo rivolto ai mercati dell’Europa centro-settentrionale come la Germania). Tutta la produzione mondiale, del resto, sarà realizzata a partire dallo stabilimento bolognese del gruppo, destinato, a regime, a esportarne il 90%.

«Il 20 novembre iniziamo il test commerciale in Italia. In 2.200 tabaccherie di Milano e provincia saranno disponibili i nostri heatstick Marlboro per iQos, mentre in 450 rivendite si potrà acquistare la tecnologia – ha spiegato a Il Sole 24 Ore Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato dell’affiliata italiana -. Abbiamo deciso di concentrare la vendita del dispositivo elettronico in un numero inferiore di punti vendita, perché si tratta di una tecnologica nuova che dovrà essere accompagnata da un’adeguata assistenza».

L’obiettivo del gruppo è puntare su nuovi prodotti a “potenziale rischio ridotto” (i vertici si dicono fiduciosi sugli studi in corso relativi a questi stick di tabacco riscaldato) per dare una scossa a un mercato, come quello delle sigarette, molto maturo: le tendenze sono evidenti nei risultati al 30 settembre di Philip Morris International (la società che si occupa dei marchi di Philip Morris fuori dagli Stati Uniti dopo lo spin-off del 2008 da Altria Group): a fronte di un aumento di marginalità e ricavi, i risultati registrano, infatti, una lieve contrazione dei volumi di sigarette (-0,4% nel terzo trimestre). Anche così si spiega la scelta del gruppo di posizionare il nuovo prodotto in una fascia alta, ovvero di vendere il pacchetto di stick a 5 euro, il prezzo delle Marlboro rosse, cui si aggiungono una tantum i 70 euro del dispositivo elettronico.

«La tecnologia industriale di questo prodotto è molto più complessa rispetto a quella di una sigaretta tradizionale, con nove componenti rispetto ai classici tre. C’è moltissimo lavoro da fare per portare a break-even questa tecnologia – continua l’ad -. L’ammortamento degli investimenti richiederà volumi consistenti».

Mentre per i test di mercato, in Giappone come in Italia, gli stick arrivano dal più piccolo training center del gruppo a Zola Predosa, la produzione vera e propria (pari a 30 miliardi di unità a regime), sarà realizzata nello stabilimento di Crespellano, sempre nel bolognese, pronto a inizio 2016.

Grazie a questi numeri il nuovo prodotto potrebbe rappresenterebbe un decimo in più di fatturato per il marchio Marlboro, quasi un 4% aggiuntivo per il gruppo (che ha chiuso il 2013 con 80 miliardi di giro d’affari), contribuendo ad aumentare i profitti – secondo quanto hanno spiegato nei mesi scorsi i vertici di Philip Morris International – di circa 700 milioni di dollari. In Italia, al momento, iQos non paga nessuna accisa, anche se il gruppo guarda comunque con favore al decreto delega in materia che dovrebbe portare “un po’ di chiarezza nel mondo dei prodotti di nuova generazione” e che prevede, così come per le elettroniche, un’accisa ridotta del 50% rispetto alle sigarette tradizionali.

«La marginalità dipenderà ovviamente dai volumi che riusciremo a generare: la nostra stima di 30 miliardi di unità a regime copre il 5/6% di domanda europea di prodotto convenzionale. Riteniamo che questa capacità sia sufficiente per un lancio che giustifichi l’investimento fatto – conclude Sidoli – È difficile fare ipotesi sul futuro prima dei test, ma se il prodotto andasse molto bene potremmo considerare in futuro anche una crescita delle linee di produzione».

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