Rassegna

Panorama | FlavourArt, sfida a Big Tobacco

flavourart
Partita con gli aromi alimentari, la FlavourArt si è lanciata nel business delle ricariche per le sigarette elettroniche. Ora esporta in una quarantina di paesi.
A volte il segreto del successo è davvero essere nel posto giusto al momento giusto. O almeno questo è quello cheè successo a Massimiliano Mancini e alla moglie Anna, che dopo aver lavorato per anni in una multinazionale nel 2006 decidono di mettersi in proprio e di creare una piccolissima azienda familiare che produce aromi alimentari.
«In quel momento era davvero solo una scommessa, non avevamo né struttura né clienti» racconta Massimiliano Mancini. Ma da subito la FlavourArt fa una scelta che si rivelerà vincente: «Abbiamo cominciato subito a vendere online i nostri prodotti, cosa che praticamente nessuno faceva nel nostro settore, e ci siamo accorti che venivamo sempre più spesso contattati dai primi fumatori elettronici, che ci chiedevano prodotti specifici per questa applicazione». Insomma, le richieste dei fumatori hanno attirato l’attenzione di Flavour Art, che ha analizzato il settore e le sue potenzialità e ha deciso di buttarsi a capofitto in questa nuova avventura. «D’altra parte è uno spin off abbastanza naturale per noi, anche perché parte delle normative sono le stesse degli aromi alimentari. Abbiamo “annusato” (è il caso di dirlo) il fenomeno e intuito che poteva essere per noi un mercato dalle grandi potenzialità e dal 2009 siamo usciti con una offerta online solo per questo tipo di pubblico. Da quel momento la nostra vita è cambiata, siamo diventati popolari in questa piccola nicchia, nel 2010 abbiamo assunto il primo collaboratore e oggi siamo una realtà di 50 persone».
Che continua a vendere online ma ha anche deciso di aprire una serie di flagship per aumentare la visibilità del marchio: dopo Milano e Barcellona, Anna Facchino sta curando l’apertura del negozio parigino, cui nei piani dell’azienda ne dovrebbero seguire altri due o tre. D’altronde l’estero è una parte consistente del mercato di Flavour Art: finora sono circa 40 i paesi del mondo in cui vende i suoi prodotti, dall’Europa agli States, ma anche Australia e Giappone. «I margini di crescita sono ancora davvero ampi. Questo è un mercato che è davvero solo agli inizi, e il fumo elettronico potrebbe essere una rivoluzione come è stato l’avvento del digitale per la fruizione della musica o il passaggio dalla pellicola al digitale per la fotografia» racconta Bruno Gramaglia, socio e direttore commerciale. Chi è passato dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica cerca però di ritrovare le stesse sensazioni olfattive: «Infatti gran parte delle richieste sono per aromi che cercano di replicare le sfumature del tabacco, anche se evidentemente non è possibile riprodurre completamente il gusto della sigaretta, che è dato anche dalle diverse componenti che bruciano».
Ogni paese ha poi richieste e gusti diversi, come succede per le bevande e gli alimenti. Negli Usa per esempio la richiesta è per caratterizzazioni molto aromatizzate come la vaniglia, la menta, la frutta: aromi che fra l’altro stanno entrando anche nel nuovo fenomeno dei narghilè. Il principio è lo stesso delle ricariche di inchiostro per le stampanti: FlavourArt produce i flaconi che contengono il liquido da inserire nelle sigarette elettroniche, che si trasformano in vapore acqueo.
«L’aspetto visivo è quello del fumo, con il valore aggiunto di non avere l’effetto sgradevole che nella sigaretta è dovuto alla combustione, perché il meccanismo che lo produce è quello dell’aerosol» spiega Mancini. Come tutte le nuove tecnologie anche questa ha ancora ampi margini di espansione e di miglioramento: «Intanto il mercato sarà regolamentato in modo più preciso. L’Unione Europea ha già preso in considerazione formalmente le sigarette elettroniche, quindi dovrà esserci una direttiva che le regolamenta e in Italia sono al vaglio disegni di legge e norme specifiche. Ci saranno probabilmente requisiti più cogenti, e questo come sempre avviene selezionerà anche il mercato dei produttori. Resisteranno le realtà più strutturate, come la nostra, mentre probabilmente spariranno quelle più piccole e improvvisate» conclude l’amministratore delegato. «Ma anche le grandi multinazionali del tabacco si stanno affacciando in questo contesto, perché hanno realizzato, forse con ritardo, che il fenomeno del fumo elettronico è probabilmente destinato a rappresentare un diffuso e alternativo modo di fumare per molti fumatori tradizionali. Insomma, ci sarà da divertirsi».

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