Salute

Sigaretta elettronica, il dibattito su “Il Salvagente”. Il prof. Tirelli: “Fandonie dall’OMS”

L’Organizzazione mondiale della sanità sostiene che sulle sigarette elettroniche non ci sono ancora elementi certi di sicurezza ed efficacia e questo approccio non può non essere condiviso anche dall’Istituto superiore di sanità”. Roberta Pacifici , direttrice dell’Osservatorio Fumo, alcool e droghe dell’Iss, non ha dubbi e si schiera al fianco dell’Oms che nelle scorse settimane ha lanciato una serie di indicazioni per l’uso delle e-cig.

È sui liquidi di cui sono composte le sigarette elettroniche, e che sono stati oggetto di un test che il Salvagente ha pubblicato più di un anno fa [smentiti in maniera imbarazzante dal programma “Le Iene” e dallo stesso laboratorio d’analisi utilizzato], con conclusioni sconcertanti, che si sofferma l’Iss: “Aldilà delle ovvietà che circolano sul conto delle sigarette elettroniche – non contengono tabacco e non sono sottoposte alla combustione – va però dimostrato che i liquidi e gli aromi di cui sono composte non sono tali da produrre effetti nocivi sulla salute”, aggiunge la direttrice, e sottolinea come allo stato attuale non ci siano ancora studi scientifici conclusivi sulla nocività del prodotto.

Sui possibili rischi per la salute, la Pacifici distingue nettamente tra i rischi cardiovascolari e quelli di natura oncologica: “Almeno per i dispositivi che contengono nicotina, gli effetti dannosi sul sistema cardiocircolatorio sono noti perché associati, appunto, alla presenza della nicotina e vanno dall’aumento della pressione arteriosa a quella della frequenza cardiaca. Discorso a parte va fatto per gli aromi utilizzati”.

(…) L’Istituto superiore di sanità, come l’Oms, riconosce che le e-cig sono meno tossiche, per il fumatore, delle sigarette tradizionali, ma sottolinea anche che le ricerche condotte fino a ora per dimostrare la sicurezza dei dispositivi, o per confermare le affermazioni dei produttori sulla loro capacità di aiutare a smettere di fumare, sono ancora troppo scarse.

“Sicuramente – spiega la Pacifici – per un fumatore abituale il passaggio dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica può rappresentare la strada verso un male minore. Tuttavia gli studi disponibili sulla disassuefazione ro che non sono fumatori ma che si avvicinano alla sigaretta elettronica per moda e nella convinzione che sia innocua. Per tutti questi motivi la direttrice dell’Osservatorio dell’Iss auspica l’approvazione in tempi ragionevoli di una normativa di riferimento per i liquidi, per evitare che nelle ricariche finiscano anche sostanze tossiche come quelle rilevate dai test condotti dal nostro giornale: piombo, cadmio, cromo e arsenico. (…)

Gli attacchi dell’Oms? Fandonie basate solo su supposizioni (Umberto Tirelli)

Sul tema è però intervenuto a gamba tesa il prof. Umberto Tirelli (Direttore del Dipartimento  di Oncologia medica dell’Area Vasta Pordenonese, Specialista in oncologia, ematologia e malattie infettive).

Globalmente 1,3 miliardi di persone fumano e l’Organizzazione mondiale della sanità stima che nel 21° secolo vi saranno fino a un miliardo di morti premature legate al tabacco quasi tutte completamente prevenibili. […] Negli ultimi tre decenni la politica del controllo del tabacco […] ha ridotto drasticamente il fumo in alcune parti del mondo, soprattutto i paesi industrializzati (ma in molti paesi in via di sviluppo il fumo è ancora in aumento). Ma nei paesi industrializzati molte persone continuano a fumare, quasi il 20% della popolazione adulta del Regno Unito, quasi il 30% in paesi come la Spagna, la Francia e l’Italia. La maggior parte dei fumatori vuole smettere, ma molti trovano difficile rinunciare alla nicotina, o semplicemente non vogliono. Le sigarette elettroniche senza tabacco, che hanno la stessa gestualità delle sigarette convenzionali con tabacco, possono avere successo nel liberarsi dalle sostanze cancerogene delle sigarette convenzionali che derivano dalla combustione di tabacco e carta, assenti nelle sigarette elettroniche.

Quando il 21 aprile 2013 il dipartimento delle Finanze ha diffuso il dato delle entrate dell’imposta sul consumo del tabacco, dichiarando che la diminuzione poteva essere dovuta in parte alla diffusione della sigaretta elettronica senza tabacco, nessuno o quasi ha accolto l’annuncio come una buona notizia , come avrebbe dovuto. Anzi pochi mesi dopo il governo ha deciso di introdurre una tassazione altissima delle sigarette elettroniche, del 58,5%, che di fatto ne ha bloccato l’utilizzo, decimando produttori e negozi […].

“Nature”, la rivista portavoce del rigore scientifico mondiale, definisce fandonie gli attacchi sistematicamente sferrati alla sigaretta elettronica in nome del principio di precauzione da parte di istituzioni come l’Oms. Lo fa attraverso la pubblicazione di un editoriale di Daniel Sarewitz, direttore del Consortium for Science, Policy and Outcomes dell’Arizona State University.

Ma perché allora, alcuni professionisti della comunità scientifica, si oppongono così fortemente all’uso delle e-cig? Uno dei principali motivi è legato alla loro sicurezza. Considerando però, il tempo impiegato per scoprire il legame tra fumo e cancro ai polmoni, anche quando i rischi erano così evidenti, possiamo prevedere che trascorreranno più di 30 anni prima di poter avere dei dati epidemiologici utili a quantificare i rischi legati all’uso della sigaretta elettronica.

In realtà, attualmente rischiamo di non poter avere mai a disposizione dei dati attendibili, in quanto la sigaretta elettronica è un bersaglio mobile in termini di produzione e sviluppo. Dobbiamo concentrare gli studi sulla tossicologia del vapore emesso dalle sigarette elettroniche. Alcune revisioni recenti hanno sorprendentemente concluso affermando che non si sa ancora se l’uso delle sigarette elettroniche senza tabacco è più sicuro di quello di sigarette tradizionali, ignorando però che il vapore non contiene neanche minimamente le concentrazioni di agenti cancerogeni e di tossine presenti nel fumo di sigaretta.

Insieme ai miei colleghi, Carlo Cipolla e Umberto Veronesi dell’Istituto Europeo di Oncologia e Riccardo Polosa del Policlinico Universitario di Catania, sosteniamo quindi la posizione di “Nature” e rinnoviamo l’invito, già presentato all’Oms con una nostra lettera firmata anche da altri 50 scienziati europei e americani, a non criminalizzare la sigaretta elettronica, e a non lanciare allarmi e divieti basati su supposizioni, ma al contrario, promuoverne lo studio scientifico e l’utilizzo nella lotta al cancro e alle malattie cardiovascolari.

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