Rassegna/Salute

Avvenire | Polosa: «Troppi morti, vi spiego le nuove sfide»

Sul tema del tabagismo, oggi si fronteggiano due scuole di pensiero. Da una parte l’Istituto Superiore di Sanità e la sua posizione conservatrice (“qualsiasi sigaretta va bandita, sia essa di tabacco sia elettronica; o si smette o si smette”), dall’altra chi si batte per la riduzione del rischio e comprende il ruolo dei nuovi prodotti. Io sono schierato con questo secondo gruppo, insieme con oncologi del calibro di Umberto Veronesi e Umberto Tirelli“.

Riccardo Polosa è uno scienziato che studia da una vita il pianeta fumo e ora usa una equazione per aiutarci a comprendere con la semplice forza dei numeri quanto danno faccia una sigaretta convenzionale rispetto ad una elettronica o al nuovo imminente prodotto da “inalazione” targato Philip Morris che anziché bruciare tabacco, lo riscalda.

«Sarò sintetico. Fatto 100 il rischio delle sigarette convenzionali, le elettroniche si attestano a un valore di 5, mentre i prodotti da “inalazione” che riscaldano tabacco attorno a un valore di 25».

Professore crede che le sigarette tradizionali potranno essere sostituite dalle altre?

Se le condizioni in ambito fiscale saranno più favorevoli nei confronti di questi nuovi prodotti come è possibile ed è giusto che sia, è verosimile che nel giro di alcuni anni il mercato delle “bionde” si ridurrà in maniera sostanziale. Le multinazionali del tabacco hanno deciso di investire pesantemente sui prodotti da “inalazione” che riscaldano tabacco, non solo per far fronte alle sempre più rigide normative contro il fumo di sigaretta, ma anche per rispondere a precise esigenze dei consumatori: vogliono il gusto del fumo, ma anche meno danni alla salute.

Il tabacco riscaldato dà assuefazione?

Sembra che la velocità di assorbimento della nicotina di questi nuovi prodotti sia esattamente uguale a quella delle sigarette convenzionali. Pertanto la dipendenza è assicurata. Ma il problema vero non è la dipendenza da nicotina; non si muore per la nicotina, si muore per le sostanze tossiche liberate dal processo di combustione del tabacco. Questo normalmente si realizza sopra i 400 gradi, mentre i produttori delle nuove sigarette a tabacco riscaldato assicurano una temperatura al di sotto dei 350 gradi.

Quindi il problema è la combustione?

Esatto. Dalla combustione si libera monossido di carbonio, un potente gas tossico che limita la capacità di trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina nei globuli rossi del sangue. Avete presente l’affanno del fumatore? Questo è dovuto alla minore disponibilità di ossigeno. Logicamente, i prodotti che riscaldano il tabacco liberano solo quantità minime di monossido con riduzioni di oltre il 90% rispetto alle sigarette che bruciano tabacco.

Ma qual è la cosa che fa più male nelle sigarette?

Non c’è una cosa sola che fa male, è il cocktail di oltre 7000 sostanze tossiche e cancerose a essere responsabile del danno fumo correlato; il mix di queste sostanze determina infatti effetti biologici che sinergizzano tra di loro a causare tumori, infarti e malattie respiratorie. Quindi pensare di limitare una sola sostanza tossica serve a poco, mentre è la loro globale riduzione che può portare benefici per la salute. I produttori delle nuove sigarette a tabacco riscaldato assicurano una riduzione complessiva delle più importanti sostanze tossiche presenti nella sigaretta convenzionale che si attesta tra il 70 e il 90 per cento

Chi ha testato le nuove sigarette? E come?

Il dipartimento di Ricerca e Sviluppo del produttore ( PMI, ndr ) ha testato aspetti tossicologici, citotossici, genotossici… Sarebbe bene che le autorità di salute pubblica conducessero test indipendenti per verificare la bontà delle loro affermazioni.

Crede che i dati che le hanno girato possano essere falsati?

Lo escludo. Una multinazionale vive per il suo business . Non avrebbe senso rischiare di investire miliardi di dollari in un bluff. E poi il progetto di prodotti con tabacco riscaldato è una storia di vecchia data, segnata da clamorosi insuccessi commerciali. Ma sbagliando si impara, e le multinazionali del tabacco avranno probabilmente messo a frutto gli errori del passato. Oggi appaiono molto più sicure e determinate a immettere sul mercato un prodotto che risulti meno rischioso per la salute del fumatore. Spero sia veramente così.

 

Chi è

Lo scienziato che studia le “altre” sigarette

È uno scienziato dalle mille cariche. Polosa, classe 1961, è oggi professore ordinario di medicina interna presso l’università di Catania e direttore del centro di prevenzione e cura del tabagismo della stessa università. Lui e il suo team hanno pubblicato sulla rivista Plos one il primo studio al mondo sulla sicurezza e l’efficacia delle sigarette elettroniche nei fumatori che non vogliono smettere. È anche responsabile scientifico della lega italiana antifumo

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