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Il Velino | E-cig, Causi (Pd): Non solo imposizione fiscale, ma anche controllo sui liquidi

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Ha suscitato notevole rumore la presa di posizione pubblica da parte dell’Anafe, l’associazione nazionale fumo elettronico, membro di Confindustria, che criticava la scelta del governo di introdurre una imposta di consumo ad hoc che farebbe lievitare il costo delle sigarette elettroniche del 485 per cento. Sulla questione, Marco Causi, economista, deputato del Pd e membro della Commissione Finanze.

Onorevole Causi, lei ha seguito fin dall’inizio l’iter del decreto contestato dall’Anafe. Cosa risponde ai produttori, ai commercianti e agli utenti, che sembrano sul piede di guerra?

“In realtà, per effetto della pronuncia dei Tribunali amministrativi, che hanno sospeso la decisione sulle cosiddette accise, o imposte di consumo, sulle sigarette elettroniche, finora non sono state pagate tasse, almeno dalla data del pronunciamento giudiziario. Se si parte da zero, qualunque imposta raggiunge quei valori percentuali. Ma non e’ la verità”.

Secondo lei, non esiste un intento punitivo del governo verso le sigarette elettroniche, attraverso una imposizione fiscale che sembra iniqua?

“Come membri della Commissione Finanze, abbiamo incontrato il sottosegretario Legnini in diverse occasioni istituzionali. In sede di Commissione bicamerale per la preistruttoria del decreto, credo di aver capito che la posizione del governo sia quella di trovare una mediazione possibile con una proposta di imposta di consumo pari al 60 per cento di quella prevista per i tabacchi lavorati. Tuttavia, nessun documento scritto e’ ancora giunto in Commissione Finanze. Quando perverra’, vedremo”.

Prenderete in considerazione anche una eventuale proposta di tassazione “flat” sui liquidi delle sigarette elettroniche?

“Puo’ essere, se la scelta sara’ considerata la piu’ razionale. Le diro’ di piu’. Data la delicatezza della questione e la sensibilita’ del settore, credo sia opportuno aprire un’ampia consultazione con i produttori, i commercianti e i consumatori, sia nella forma di audizioni che nella forma di contributi scritti.

Anche perche’ il settore appare in crisi.

“Il calo dell’occupazione nel settore, e la chiusura di molti punti vendita non sono determinati dall’imposizione fiscale. Io penso che si sia trattato piu’ di un fenomeno culturale che di un fenomeno economico..

Forse perché anche le autorità sanitarie non riescono a trovare un giudizio definitivo sulla loro innocuità?

“E’ così, la valutazione degli organi dell’Istituto Superiore di Sanita’ e’ ancora sub judice.

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