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Chi ha scavato il buco nei conti pubblici con le sigarette elettroniche? | Formiche.net

Come un’imposta nata male può creare un danno all’Erario. E ora il vice presidente della Commissione Bilancio del Senato vuole i nomi dei responsabili…

sigarette elettroniche

Solo i cronisti parlamentari più attenti possono ricordare il primo episodio in cui Forza Italia uscì dalla maggioranza delle “larghe intese”, mandando sotto l’allora governo Letta. Era la notte di una fredda domenica di novembre, e la commissione Bilancio del Senato stava votando gli emendamenti alla Legge di Stabilità in una delle ormai consuete sedute no-stop che impegnarono i componenti della Commissione per tutta la notte. In votazione c’era un emendamento firmato dal vicepresidente della commissione Sangalli, controfirmato da tutto il gruppo PD.

LA STORIA DELL’EMENDAMENTO

L’emendamento voleva riequilibrare l’imposta di consumo prevista dal governo Letta sulle sigarette elettroniche, che sarebbe dovuta passare dal 58,5 al 25% del prezzo di consumo, limitandola solo ai liquidi ed escludendo così tutti gli apparecchi elettronici (i vaporizzatori, ma anche le batterie e i caricatori USB). Un provvedimento inizialmente supportato sia da maggioranza che opposizione, visto che tale riequilibrio avrebbe di fatto permesso sia entrate certe per le casse dello Stato, sia il normale sviluppo di un mercato appena nato. Ma a notte inoltrata giunse il parere sfavorevole del governo, e di colpo i senatori PD si trovarono a votare contro un emendamento da loro stessi firmato. Tutti contro tranne uno, il primo firmatario Sangalli. Nella bagarre notturna, Forza Italia fiutò la possibilità di mandare sotto il governo, votò compatta assieme a Lega Nord, Movimento 5 Stelle, SEL e grazie al voto decisivo di Sangalli uscì con dichiarazioni trionfanti che sbeffeggiavano la “nuova” maggioranza parlamentare.

SANGALLI TORNA ALLA CARICA

Al di là del caso parlamentare, quell’emendamento venne poi affossato dalla Ragioneria dello Stato e non venne inserito nel maxi emendamento che il governo portò in Aula. Eppure oggi quel singolo voto torna a far discutere. Sì perché Sangalli, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato, da allora medita la rivincita. Attraverso un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, Sangalli chiede conto del perché la sua proposta venne affossata, del perché si sia trovato di colpo contro i suoi colleghi di partito, del perché venne poi accusato di aver prestato il fianco ad un attacco alla maggioranza grazie al suo voto.

 LE PREVISIONI AVVERATE

Anche perché le motivazioni che avevano spinto Sangalli a presentare l’emendamento si sono inevitabilmente avverate. Egli infatti aveva posto l’accento sull’irragionevolezza della norma e sull’impossibilità che essa potesse essere applicata. E di fatto è ciò che è accaduto, notano gli addetti ai lavori. La tassazione sulle e-cig sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1° gennaio scorso, ma il Tar del Lazio ha riscontrato profili di incostituzionalità nella norma, sospendendo i decreti attuativi e rinviando qualsiasi decisione in merito alla Corte Costituzionale.

LA TASSAZIONE DELLA DISCORDIA

Il principio “irragionevole” (definizione data dal Tar Lazio) su cui si basava la tassazione delle e-cig era una sostanziale comparazione tout-court con la sigaretta tradizionale, senza considerare che i due prodotti fossero totalmente differenti per tipologia di composizione, produzione, distribuzione, vendita. Ma nella fretta di dover trovare risorse fresche, il Ministero, invece di studiare il nuovo prodotto e la sua filiera produttiva, aveva preferito associare la sigaretta elettronica al prodotto che le assomigliava di più, almeno nel nome. Un errore, anche tecnico, di cui qualcuno dovrà assumersi la responsabilità, visto che Sangalli nell’interrogazione chiede al Ministro “quale Dipartimento del Ministero dell’economia e delle finanze abbia effettuato l’analisi d’impatto della regolamentazione, visto che de facto – scrive il senatore – i dati riportati nella relazione tecnica del Governo si sono rivelati privi di fondamento scientifico”. Un problema che si sarebbe potuto evitare se il Governo avesse dato retta al Servizio Bilancio del Senato, che a suo tempo aveva avvertito dei rischi sulla domanda di un tale aumento di imposte – o avesse elaborato uno studio sul modello di quello del CASMEF della LUISS.

GLI EFFETTI SULLA FINANZA PUBBLICA

Oggi Sangalli ricorda al governo – vista l’occasione data dalla Delega Fiscale – che è giunto il momento di sedersi nuovamente a tavolino, studiare il fenomeno delle sigarette elettroniche nella sua completezza, e riscrivere una norma che dia regole certe a un nuovo mercato che in Italia ad oggi vede 5000 addetti, e nel quale l’Italia è divenuta un’eccellenza produttiva in campo internazionale. Ma nel frattempo i 117 milioni di euro previsti per la copertura del rinvio dell’aumento IVA stabilita la scorsa estate si sono vaporizzati.

 

Fonte: Arnaldo Selmosson | Formiche.net

2 thoughts on “Chi ha scavato il buco nei conti pubblici con le sigarette elettroniche? | Formiche.net

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