Opinioni/Rassegna

Italia Oggi | La guerra strisciante sulle e-cig passa per la pubblicità

Dopo 20 anni, una multinazionale del tabacco torna a fare pubblicità in tv nel Regno Unito, titola il Financial Times annunciando il ritorno della pubblicità di British American Tobacco sugli schermi televisivi britannici. Lunedì Bat lancerà una campagna per la sua nuova sigaretta elettronica. Le pubblicità della Vype verranno trasmesse sui canali nazionali nel corso dei prossimi due mesi, quasi 50 anni dopo essere stata vietata nel Regno Unito.

Ma anche nel Regno Unito come in Italia la pubblicità delle e-cig si è rivelata una questione controversa, osteggiata da alcuni attivisti della salute secondo i quali i dispositivi elettronici esalterebbero il fumo e porteranno alla “rinormalizzazione” del tabacco, cancellando così decenni di politiche sanitarie. Così, l’Advertising Standards Authority ha avviato una consultazione pubblica sulla pubblicità delle sigarette elettroniche. “C’è un vuoto normativo”, ha detto un rappresentante dell’Asa. “I codici sulla pubblicità non sono stati concepiti pensando a questi prodotti”.

In Italia il tema sigaretta elettronica è ancora molto dibattuto. C’è ancora in ballo la questione tassazione, su cui il Tar si pronuncerà mercoledì 19 sull’eventuale conferma della sospensiva e il rinvio alla Corte Costituzionale, e a causa dell’opposizione della Fit (tabaccai) al prodotto, c’è una guerra strisciante in corso. Addirittura poche ore prima che il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni si dimettesse ha firmato un decreto ministeriale per minare il ricorso al Tar (ne ha scritto il quotidiano La Notizia sabato scorso).

Italia in prima fila sulla regolamentazione della pubblicità delle e-cig

Tuttavia, almeno sul tema pubblicità delle sigarette elettroniche l’Italia è il paese più avanzato. Infatti, quando nel novembre scorso nel corso della conversione in legge del decreto legge scuola, con la presentazione dell’ emendamento dell’on. Giancarlo Galan, presidente della Commissioen Cultura della Camera dei Deputati, sono stati rimossi i divieti di svapo e di pubblicità, nel secondo caso non si è andati verso una “liberalizzazione”, ma è anzi stata imposta una vera e propria regolamentazione, basata su un testo uscito dal Ministero della Salute originariamente inserito nel disegno di legge Lorenzin.

Una regolamentazione che ora impedirà la messa in onda di spot come quello che ha visto protagonista Emanuele Filiberto di Savoia, che ha sollevato critiche a 360°:

Del resto, la modifica della norma che estendeva la legge Sirchia e il divieto di pubblicità previsti per le sigarette tradizionali anche alle sigarette elettroniche era assolutamente doverosa, in quanto certi divieti assoluti erano unici in Europa e anche dannosi: l’equiparazione tra i due prodotti non farebbe altro che spingere le persone verso le sigarette tradizionali, la cui differenza rispetto alla elettronica è nota a tutti.

Di seguito la normativa così come apparsa sulla Gazzetta ufficiale

dopo il comma 5 sono aggiunti i seguenti:

5-bis. All’articolo 11, comma 23, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, e convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 02013, n. 99, è soppresso il secondo periodo della novella [il riferimento è l’estensione della legge Sirchia fatto con il DL “IVA e Lavoro”] e, dopo il medesimo comma 23, sono aggiunti i seguenti:

« 23-bis. La pubblicità di marchi di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina è consentita a condizione che riporti, in modo chiaramente visibile:

a) la dicitura « presenza di nicotina »;

b) avvertimento sul rischio di dipendenza da nicotina.

23-ter. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le emittenti radiotelevisive pubbliche e private e le agenzie pubblicitarie, unitamente ai rappresentanti della produzione, adottano un codice di autoregolamentazione sulle modalità e sui contenuti dei messaggi pubblicitari relativi alle ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina.

23-quater. È vietata la pubblicità di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina che:

a) sia trasmessa all’interno di programmi rivolti ai minori e nei quindici minuti precedenti e successivi alla trasmissione degli stessi;

b) attribuisca efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della sanità;

c) rappresenti minori intenti all’utilizzo di sigarette elettroniche.

23-quinquies. È vietata la pubblicità diretta o indiretta delle ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina nei luoghi frequentati prevalentemente dai minori di 18 anni di età.

23-sexies. È vietata la pubblicità radiotelevisiva di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina nella fascia oraria dalle 16 alle 19.

23-septies. È inoltre vietata in qualsiasi forma la pubblicità di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina:

a) sulla stampa giornaliera e periodica destinata ai minori;

b) nelle sale cinematografiche in occasione della proiezione di film destinati prevalentemente alla visione dei minori.

23-octies. La violazione delle disposizioni di cui ai commi 23, 23-bis, 23-ter, 23-quater, 23-quinquies e 23-sexies è punita con la sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 25.000. La sanzione è raddoppiata per ogni ulteriore trasgressione.

23-nonies. La sanzione di cui al comma precedente si applica altresì alle industrie produttrici ed ai responsabili delle emittenti radiotelevisive e degli organi di stampa nonché ai proprietari delle sale cinematografiche».

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