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Formiche.net | I segreti sulla guerra alle sigarette elettroniche

Quando il gioco si fa duro lui è lì a sorvegliare. Per lui si sono usate parole pesanti quali “biscazziere di Stato”, pubblico sostenitore della lobby dei tabaccai, e addirittura “matto”. A livello di grande pubblico e di media mainstream di lui si parla poco, e tutt’oggi c’è ancora chi lo scambia con l’ex presidente della Commissione Bilancio e saggio scelto dal presidente Napolitano, il leghista Giancarlo Giorgetti.

LA BIOGRAFIA

Ma il destinatario di tutte queste (ingenerose) contumelie è invece Alberto Giorgetti, che con l’esponente leghista condivide soltanto il cognome. Nato a Verona l’8 settembre 1967, laureato in Economia e commercio, Giorgetti è parlamentare dal 1996, quando fu eletto con Alleanza Nazionale, in cui è stato a lungo l’uomo di riferimento di Maurizio Gasparri nel capoluogo veneto.

IL RETROTERRA VENETO

Per anni coordinatore regionale prima di AN e poi del PdL del Veneto, dove ha sviluppato un pessimo rapporto con l’ex presidente della Regione, il forzista Giancarlo Galan, che dopo il 5,3% preso dal PdL alle comunali di Verona ne chiese le dimissioni. Ottima invece la relazione col presidente leghista Luca Zaia, di cui suo fratello Massimo Giorgetti è assessore ai Lavori Pubblici e alla Sicurezza.

IL RUOLO NEL MINISTERO

Sottosegretario all’Economia prima con Giulio Tremonti e poi con Saccomanni, che si fida in maniera quasi totale di lui, inviandolo a presidiare i temi più scottanti in Parlamento, come dimostra anche la delega ai Monopoli (quindi giochi e tabacchi), e l’avergli affidato un ruolo politico-elettorale importante quale quello della gestione dei rapporti con la Guardia di Finanza. In cambio in questi anni Giorgetti si è lasciato alle spalle certe dichiarazioni da ultrà anti tasse (comunque riservate ai media di casa, come L’Arena di Verona) per diventare una colomba silenziosa, mai una parola critica per il Governo e il ministro, a differenza del collega viceministro Fassina. Anzi, Giorgetti da sempre – almeno a livello nazionale – ha nell’understatement una delle sue caratteristiche, mantenute anche al momento dell’uscita dal PdL e del passaggio al Nuovo Centro Destra di Alfano (anche se molti vedono Giorgetti in un futuro partito di Destra). L’altro è la competenza, che anche i suoi avversari più feroci gli riconoscono.

L’AVVERSARIO NEL SETTORE DEI GIOCHI

Tra questi c’è Matteo Iori, presidente del Conagga (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo), che da anni – si dai tempi dell’ultimo governo Berlusconi – critica l’attività di Giorgetti nell’uso della delega ai giochi. È infatti sotto la sua reggenza che – afferma Conagga – hanno visto la luce molte delle nuove proposte d’azzardo: dalle videolottery al “win for life”, dal bingo on line ai nuovi gratta e vinci, dalla proposta di sale per il poker dal vivo ad altre ancora. Risultati raggiunti anche grazie a capacità tecniche degne del miglior lobbista (termine tecnico in questo caso inteso come un complimento). Si leggano ad esempio alcuni passaggi di questa intervista alla Rivista Automat del settore Giochi:

“[…] credo ci siano elementi di soddisfazione per il settore intero. Resta un lavoro enorme da fare nei prossimi anni tanto sotto l’aspetto normativo […] quanto dal punto di vista dello sviluppo industriale. Questo, infatti, è un settore che sta rappresentando sempre di più elementi di innovazione. E ci sono ancora margini di sviluppo, ma c’è anche la necessità di una serie di correzioni che consentano di arrivare a una condizione stabile e di potenziare gli effetti di innovazione, che comunque in Italia sono stati formidabili. […] Questo è un settore che produce macchine sofisticate e pertanto ha delle dinamiche che vanno seguite sotto l’aspetto industriale, che è un tema che fino ad oggi non è stato trattato. E’ possibile altresì immaginare degli interventi di carattere fiscale e puntare ad un’armonizzazione in questo senso. […] l’aspetto fiscale è sempre quello più sentito. Però abbiamo una serie di altre questioni che si trascinano da tempo e che possono essere alleggerite, cosa che oggi siamo probabilmente nelle condizioni di fare, generando benefici quantomeno simili a quelli di un vantaggio fiscale. […]”

Meglio ancora le dichiarazioni rilasciate in occasione della fiera internazionale sugli apparecchi da gioco tenutasi a Rimini:

trovo sconcertante che questo settore sia stato negli ultimi mesi sostanzialmente abbandonato a sé stesso”. “Non è immaginabile che un settore sostanzialmente in regime di monopolio debba affrontare una campagna complessiva di denigrazione senza precedenti”, e questo anche a causa di “numeri della ludopatia palesemente sovradimensionati rispetto all’impatto reale”. Per Giorgetti quello del gioco d’azzardo “è un settore di tutela nei confronti dei cittadini e dei consumatori che possono, nella loro libera facoltà e scelta, decidere di avere un intrattenimento attraverso il gioco lecito”.

IL CASO DEL SALVA ROMA

Ma quanto è successo in occasione dell’iter di conversione del Decreto legge “Salva Roma”, poi decaduto per volontà del presidente Napolitano, con l’imposizione di un emendamento che avrebbe tagliato i fondi ai comuni determinati a porre ostacoli a slot e VLT, gli è costata l’inimicizia del neosegretario PD Matteo Renzi (che ha definito l’emendamento “una porcata”) del mondo cattolico, e ora – forse – la delega ai giochi, per la quale sta scaldando i motori il sottosegretario ex CISL Pier Paolo Baretta. E su Giorgetti sono arrivate anche le bordate del capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, che senza giri di parole ha dichiarato: «Perché il Ncd tifa per le slot? Fanno riferimento ai valori del Ppe o ad altri valori?».

L’AVVERSARIO NEL SETTORE TABACCHI

Un altro avversario di Giorgetti è Massimiliano Mancini, il presidente dell’ANAFE, l’associazione produttori fumo elettronico aderente a Confindustria, che lo scorso agosto lo ha attaccato:

“[…] La lobby dei tabaccai, notoriamente appoggiata in maniera anche pubblica dal Sottosegretario alle Finanze Alberto Giorgetti e agevolata dall’attuale incerta situazione politica, sta riuscendo nel risultato di distruggere investimenti e posti di lavoro”.

LA PERVICACE GUERRA ALLA SIGARETTA ELETTRONICA

Giorgetti effettivamente, da sempre vicino ai tabaccai, dall’inizio di questa legislatura sta portando avanti una battaglia contro la sigaretta elettronica. Ha iniziato ad aprile, presentando due volte un emendamento al Decreto Pagamento del governo Monti. Respinto. Una terza volta ha provato a far passare l’emendamento tramite i relatori, ritirato però dopo le polemiche (il presidente della Commissione, il PD Francesco Boccia, definì “una sciocchezza tassare le sigarette elettroniche senza verifiche”). Ma a giugno, diventato sottosegretario, Giorgetti riesce ad infilare un articolo nel DL “IVA e Lavoro” che sottopone le sigarette elettroniche all’AAMS, imponendo una tassazione al 58,5%, decretandone così in pratica la morte, per il giubilo dei tabaccai. Nella bozza del DL c’erano anche i divieti di “svapo” nei locali pubblici e di pubblicità, rimossi però per volere della Salute – che vorrebbe evitare di favorire così la sigaretta tradizionale – su cui poi si è aperto un batti e ribatti di modifiche che ha visto protagonista anche l’avversario storico di Giorgetti, Galan. Anche sulla tassazione è partita una guerra di lobby, e quando la Commissione Bilancio del Senato ha votato a favore di una riduzione dell’imposta di consumo, la manina di Giorgetti (pare supportata da quella di Ugo Sposetti) – raccontano i maligni – avrebbe cancellato dal maxiemendamento della Legge di Stabilità con un tratto di penna (letteralmente) il testo approvato. Missione compiuta, ancora una volta.

GLI ALTRI DOSSIER

Solo una partita ha perso (per ora?). Molto importante e pesante, anche se poco nota. Si tratta del tema della rimodulazione delle accise sul tabacco. Partita saltata anche per il clamore dei media sul tema.

 

Fonte: Fernando Pineda – Formiche.net

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