Policy/Rassegna

Corriere della Sera | Sigarette elettroniche: i costi di una tassa

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Il prof. Alberto Alesina, economista, professore all’Università Harvard e visiting professor alla Bocconi.

Il governo sta meditando di tassare le sigarette elettroniche per rimandare di tre mesi l’aumento dell’Iva. La pressione fiscale, quindi, potrebbe salire: la si distribuirebbe solo in modo diverso e, forse, perverso. Le sigarette elettroniche servono anche ad aiutare chi intende smettere di fumare, permettendo una riduzione graduale del contenuto di nicotina. Tassandole, si renderebbe più costoso il tentativo di alcuni di migliorare il loro stato di salute.

Già che ci siamo, perché non tassiamo anche quei metodi farmaceutici che aiutano i fumatori a smettere? Sarebbero altri introiti per lo Stato. Ma, a parte il costo «morale» di una tale politica, si configura anche un costo economico. Ogni fumatore che non smette perché l’aumento del prezzo delle sigarette elettroniche lo scoraggia costerà alla sanità pubblica perché ha una più alta probabilità di ammalarsi.

Come mai, allora, il governo sta esplorando questa strada? Forse l’esecutivo ha fatto degli studi statistici per simulare gli effetti diretti e indiretti della maggiore imposta arrivando alla conclusione che non esistono i costi economici di cui sopra e che non si ritiene problematico tassare una attività che, almeno in parte, potrebbe migliorare la salute dei cittadini? Ma di questo studio non c’è traccia.

La terza ipotesi potrebbe essere una pressione delle lobby del tabacco, cioè di chi vende sigarette «normali». L’ultima ipotesi a me sembra la più probabile: è un tentativo disperato di trovare qualcosa da tassare che colpisca una minoranza (fra l’altro appunto una minoranza che andrebbe protetta) perché si è incapaci di toccare la spesa pubblica per evitare l’aumento dell’Iva. Questa scelta immagino verrà giustificata con un pretesto assurdo: dato che sono tassate le sigarette normali, vanno tassate anche quelle elettroniche. Un criterio di «giustizia» che non ha senso. Parafrasando don Milani: non vi è nulla di più ingiusto che trattare due cose diverse nello stesso modo.

Questa tassa sulle sigarette elettroniche dimostra due cose importanti. La prima è che spesso si prendono decisioni di politica economica senza studi adeguati per capirne gli effetti indiretti e di lungo periodo oltre a quelli diretti. Ovvero, più tasse uguale più soldi per lo Stato. La seconda è che il governo si sta muovendo con un approccio che dimostra disperazione per reperire qualche soldo «dal fondo del barile» invece che proporre alla Ue e agli italiani un piano pluriennale di politica fiscale che permetta di ridurre tasse e spese in modo da favorire la crescita senza violare di molto i vincoli europei sul deficit. Il governo deve «volare molto più in alto» della tassa sulle sigarette elettroniche.

PS. Io non fumo quindi non ho alcun interesse personale sulla questione.
Fonte: Alberto Alesina – Corriere della Sera

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